I medici anti Covid avvertono «Ora è pandemia dei no vax»

6 Novembre 2021

Contagiati e ricoverati: chi lavora in prima linea conferma che l’80% non è vaccinato 

Anche in Abruzzo questa fase della pandemia interessa prevalentemente chi non è vaccinato. Lo dicono apertamente i medici che sono in prima linea contro il virus negli ospedali, che confermano quello che da giorni lasciano intendere tutti gli indicatori. I nuovi positivi sono infatti soprattutto i giovanissimi under 12 che non hanno potuto ricevere il siero, ma, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, anche i no vax delle altre fasce di età. No vax che sono poi anche quelli che più finiscono in ospedale per le complicazioni del virus, nonostante siano solo una piccola parte della popolazione totale, rispetto all’86% di immunizzati in regione. Tra i vaccinati, invece, nei reparti delle strutture sanitarie finiscono gli anziani che non hanno fatto in tempo a ricevere la terza dose e hanno perso la copertura degli anticorpi offerta nei mesi scorsi dal siero anti-Covid.
C’è un altro segnale che mostra che il vaccino sta funzionando: in questa ondata di nuovi casi che l’Italia e l’Abruzzo vivono da qualche giorno, i numeri sono nettamente inferiori a quelli dello stesso periodo di un anno fa, quando il siero anti-Covid non c’era.
QUANTO RISCHIA
UN NON VACCINATO
«Chi non è vaccinato sicuramente rischia di più, lo dicono tutti gli indicatori», dice Lamberto Manzoli, ordinario di Epidemiologia dell’università di Bologna ma residente a Pescara, «ma non c’è uno studio che possa quantificare con esattezza il maggiore rischio di contagiarsi e di avere complicazioni: per questo stiamo pensando di avviare una indagine del genere in Abruzzo. Ci sono però studi, soprattutto del Regno Unito, che parlano di rischio di ricovero per i non vaccinati da tre fino a cinque volte superiore ai chi invece è vaccinato e che vanno confermati».
Ci sono poi i dati statistici dell’Istituto Superiore di Sanità sull’incidenza dei positivi e dei ricoveri, che confermano a livello italiano rapporti di rischio come quelli citati da Manzoli. Secondo l’Iss, infatti, dal 24 settembre al 24 ottobre, ogni centomila abitanti in Italia ci sono stati 387 ultraottantenni positivi non vaccinati e soli 95 vaccinati, 300 positivi no vax e 95 vaccinati tra i 60 e i 79 anni, 354 e 89 tra i 40 e i 50 anni, 404 e 70 tra i 12 e i 39 anni. Ancora più eclatante il rapporto dell’Iss sui pazienti in terapia intensiva: dal 17 settembre al 17 ottobre, ogni centomila abitanti in Italia 8 ultraottantenni non vaccinati sono finiti in rianimazione contro un vaccinato, 12 no vax contro 0,5 nella fascia tra 60 e 79 anni, 3 contro 0,1 nella fascia tra 40 e 59 anni.
I NUMERI
NEI REPARTI
Rapporti simili li confermano anche i medici in prima linea nelle strutture sanitarie abruzzesi, che parlano apertamente di “pandemia (o quarta ondata) dei no vax”. «In questa fase le infezioni sono prevalentemente dei no vax e questo si vede ancora di più in ospedale: in terapia intensiva abbiamo due pazienti non vaccinati, mentre nel mio reparto ci sono 13 ricoverati, di cui l’80% non è vaccinato, mentre i restanti hanno ricevuto il siero è difficilmente hanno una evoluzione tale della malattia da richiedere la ventilazione assistita», spiega Alessandro Grimaldi, primario di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, «tra i vaccinati, inoltre, cominciamo a vedere anziani che hanno ricevuto la seconda dose diversi mesi fa: segno che la copertura sta calando e che è necessaria la terza dose». Grimaldi spiega anche che «nelle scorse settimane siamo stati vicini alla saturazione dei posti letto, mentre negli ultimi giorni la situazione è migliorata nonostante l’impennata dei contagi».
Aggiunge Jacopo Vecchiet, primario di Malattie infettive dell’ospedale di Chieti: «Dieci su undici dei ricoverati nel nostro reparto non è vaccinato, così come i due pazienti che sono finiti in terapia intensiva. Queste persone hanno lo stesso quadro clinico che vedevamo nei pazienti un anno fa. Ma grazie ai tanti vaccinati i numeri sono inferiori rispetto al 2020: il vaccino adesso fa in modo che contagiarsi non voglia dire per forza ammalarsi, in special modo in maniera grave».
Conferma la situazione anche il primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara Giustino Parruti: «Noi abbiamo tre pazienti in terapia intensiva, tutti non vaccinati. Poi ne abbiamo 11 in area medica: di questi, 7 non sono vaccinati e la loro età è più bassa mediamente di 15/20 anni rispetto a chi invece ha ricevuto il siero. I 4 ricoverati vaccinati, infatti, sono molto anziani e con altri fattori di rischio. Su di loro il vaccino ha attecchito meno già all’inizio e dopo oltre sei mesi dalla seconda dose la copertura per loro sta scemando. È per questo che è necessario insistere con la somministrazione della terza dose.
Ancora più alto è il numero di non vaccinati tra i ricoverati nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Teramo dove, secondo quanto comunica la Asl, al momento ci sono 15 pazienti in area medica quasi tutti non immunizzati. In reparto ci sono alcuni anziani che non hanno fatto in tempo a ricevere la terza dose. L’unico paziente in rianimazione è invece non vaccinato.
LA CAMPAGNA
VACCINALE
«Chi si vaccina non si ammala, ormai il dato è chiaro e strutturato», commenta Maurizio Brucchi, che è direttore sanitario della Asl di Teramo e responsabile regionale della campagna di vaccinazione, «purtroppo ormai abbiamo raschiato il fondo: dei no vax è rimasto solo quello zoccolo duro difficile da convincere a vaccinarsi, che è anche difficile da quantificare con esattezza, al netto di chi ha reali motivazioni per l’esenzione dal siero. Ci proveremo ancora a convincerli. Nel frattempo dobbiamo anche concentrarci nella campagna per le terze dosi, perché cresce il fattore di rischio per gli anziani, magari con altre gravi patologie, che hanno una copertura scarsa nei confronti del virus in quanto hanno ricevuto la seconda dose a inizio anno. Per questo, in linea con quanto confermato nei giorni scorsi dalla struttura commissariale nazionale, l’accesso ai centri vaccinali è aperto anche a chi non prenota. Fermo restando che la terza dose è autorizzata solo per gli over 60 che hanno ricevuto la seconda dose oltre sei mesi fa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA