I medici rivogliono stipendi senza tagli

19 Maggio 2019

L’eredità della vecchia giunta. Il Sumai denuncia: tolti 400 euro a centinaia di specialisti che lavorano nei distretti sanitari

PESCARA . A rischio i servizi medici specialistici erogati negli ambulatori abruzzesi. Il 7 febbraio scorso, tre giorni prima delle elezioni, la vecchia giunta regionale ha approvato una delibera che prevede il taglio degli stipendi di medici, psicologi e veterinari in servizio nei distretti. La delibera era stata presentata nel 2017, ma è stata varata solo due anni dopo, alla vigilia delle elezioni che hanno consegnato a un’altra maggioranza il compito di governare l’Abruzzo.
LA FORBICE. Si tratta di somme che, in base a una serie di parametri, oscilla dai 300-400 euro al mese, fino ad arrivare a mille. Il provvedimento coinvolge una platea di circa 400 professionisti in tutto l’Abruzzo, che operano in una trentina di ambulatori specialistici dislocati sull’intero territorio regionale, alcuni dei quali in zone disagiate e difficilmente raggiungibili. Presidi fondamentali per le popolazioni che vivono in quelle aree, spesso alle prese con problemi di viabilità.
LA DENUNCIA. A denunciare l’accaduto è il dottor Franco Longhi, segretario regionale del Sumai Assoprof Abruzzo (Sindacato unico di medicina ambulatoriale italiana).
«La sospensione», spiega il dottor Longhi, «riguarda quella parte dello stipendio dei medici specialisti ambulatoriali legata all’accordo integrativo regionale». Si tratta di somme che vengono erogate a seguito della contrattazione regionale, che integra quella nazionale per quelle attività specialistiche che la Regione ritiene strategiche «per garantire ai propri cittadini i livelli essenziali di assistenza».
LE LISTE DI ATTESA. In un momento storico-economico nel quale la cosiddetta “sanità sul territorio” diventa uno strumento fondamentale per ridurre i ricoveri, riservandoli solo ai casi acuti, la decisione della ex giunta regionale di tagliare lo stipendio ai medici specialisti che possono davvero filtrare e alleggerire il carico degli ospedali sembra andare in controtendenza. «Questa delibera», prosegue Longhi, «va a impattare su attività che noi continuiamo a svolgere, e su cui c’era accordo con la Regione. E tra le altre quella finalizzata all’abbattimento delle liste di attesa».
Un atteggiamento, quello della passata giunta, che il sindacato non capisce, «come se il scopo nella trattativa fosse solo quello di sospendere i compensi e non, come sarebbe stato auspicabile, di migliorare l’assistenza ai cittadini».
LA PROTESTA. I medici sono arrabbiati, ma non intendono far ricadere tutto questo sui cittadini incolpevoli.
«Nonostante la riduzione di stipendio», aggiunge il segretario del Sumai, «continuiamo a portare avanti i progetti su cui ci siamo impegnati, ma non sappiamo per quanto tempo ancora potremo continuare a farlo. Senza l’annullamento della delibera saremo costretti a sospendere la nostra attività e a rimetterci saranno i cittadini e i pazienti».
IL RICORSO. Per contrastare la delibera lo scorso 9 aprile è stato presentato un ricorso davanti al giudice del lavoro del tribunale civile dell’Aquila.
Nell’attesa, il responsabile regionale del sindacato riunirà i segretari provinciali per decidere le eventuali iniziative da intraprendere, e non si esclude che venga dichiarato lo stato di agitazione.
«Non siamo dei sobillatori», aggiunge il dottor Longhi, «e fondamentalmente vorremmo ricominciare a parlare di assistenza, soprattutto in quei centri disagiati dove la presenza di un ambulatorio con otorino, oculista, neurologo è fondamentale.
I SOLDI DA RESTITUIRE. E naturalmente, oltre al taglio dello stipendio la delibera sta iniziando a sortire anche altri effetti. C’è anche chi, infatti, come la Asl di Pescara, ha già cominciato a richiedere ai medici gli arretrati di quei due anni di “vacatio”, tra la presentazione e l’approvazione della delibera. Si tratta di somme che in qualche caso raggiungono anche i cinquemila euro, da restituire in 18 mesi. Una situazione che ricorda molto quella nella quale si sono trovati i medici della continuità assistenziale .
LA VERTENZA. «Alla nuova giunta», dice il dottor Longhi, «chiediamo l’annullamento di quest’atto, e di iniziare con noi una nuova trattativa che ci permetta, davanti agli obiettivi reali, di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini, programmando al meglio l’attività specialistica nei territori. Se siamo arrivati a questo punto è perché finora la vecchia amministrazione ci ha proposto accordi privi di contenuti e con risorse economiche molto inferiori rispetto a quelle previste nel precedente accordo a oggi vigente».
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