I negozianti: ostaggio del degrado Via Carducci allo sfascio completo

Caos sotto i portici. Grido d’aiuto degli esercenti: «Basta bivacchi, liti e bisogni davanti alle vetrine» Chiesta una maggiore vigilanza. Una commessa: quando c’è qualcosa di strano mi chiudo nel negozio
PESCARA. Un tempo era il salotto buono della città, la parte più “in” di Pescara, con negozi conosciuti anche fuori regione. Adesso il centro ha cambiato volto, niente è più come una volta. Lo dimostrano, tra l’altro, le tante saracinesche abbassate, la presenza di senzatetto che trovano rifugio nelle ore notturne vicino a piazza Salotto. E l’aggressione di due minorenni avvenuta in via Carducci la notte del 21 ottobre non è un bel segnale. I fidanzatini, seduti su una panchina, sono stati avvicinati da quattro giovani: prima insulti, poi botte, e quindi la borsa portata via. Una scena di violenza gratuita su cui sta indagando la polizia, con il coordinamento del sostituto procuratore Anna Benigni.
Quell’episodio ha avuto l’effetto di un detonatore tra i commercianti di via Carducci che avvertono un senso di insicurezza, se non di abbandono, e sperano in una inversione di tendenza. Parla uno degli esercenti storici di questa strada, Enrico Di Muzio, che assiste impotente ai cambiamenti della zona dal negozio di alimentari di famiglia. «Questa strada, come tutto il centro, è sempre meno attrattiva rispetto al passato. Quando noi siamo arrivati qui, 35 anni fa, molti negozi non c'erano. Poi hanno aperto una serie di attività, anche di un certo il livello, e c'era anche il cinema. Il target di clientela era elevato e c'era molto movimento. Adesso non è più così. Ci sono meno negozi, non si lavora granché (ma questo è un problema comune ad altre zone) e anche il tipo di frequentatori della zona non è più lo stesso», dice. «Dopo l'ora di chiusura, la strada si spegne. E succedono certe cose. È come se la qualità generale si fosse abbassata. Che fare? Me lo chiedo spesso e mi chiedo anche che fine abbiano fatto carabinieri e poliziotti di quartiere», aggiunge Di Muzio. Il commerciante segnala «la presenza dei senzatetto che si sono spostati da un punto ad un altro, cioè da una parte all'altra dai portici. Ma sempre lì stanno». E poi lancia un grido di «aiuto» alle istituzioni perché intervengano.
Anche se l’aggressione è stato un «fatto episodico», esiste comunque un «problema di degrado» legato alla «pulizia e alla sicurezza della zona». A parlare è Alioscia Serafini, titolare del “Mood café”, che questa estate si è rivolto «tutte le sere alla polizia municipale per segnalare la presenza dei senzatetto, qui vicino. Alla fine si sono allontanati, ma sono ovunque. Siamo allo sfascio completo e l’amministrazione si sta rivelando incapace di gestire questa situazione», indicativa di un «degrado sociale». Di possibili soluzioni ne intravede diverse. «Servono dei presidi di vigilanza fissi e per le zone strategiche della città chiedo una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Per assicurare una sistemazione ai barboni si può pensare a delle tende, da allestire in aree lontane dal centro, di risulta. Di certo il centro non può diventare un posto di bivacco e servirebbe un’ordinanza finalizzata proprio a questo. I servizi in borghese non bastano più perché è sufficiente che le forze dell’ordine si allontanino per veder tornare i senzatetto».
«Sono povere persone e spero che le istituzioni se ne occupino», dice un altro commerciante della zona che chiede di rimanere anonimo. «È sufficiente venire qui la sera, a una certa ora, per vedere cosa accade. Gli angoli dei nostri negozi, sotto i portici, sono usati per i “bisogni” dei cani per cui dobbiamo sostenere delle spese per mantenere pulito. È una specie di ricettacolo per cani ma nessuno si preoccupa di fare le multe ai proprietari. Le contravvenzioni vengono fatte solo alle auto, ed è anche giusto», prosegue il commerciante. Tra i problemi della zona c’è quello dei locali rimasti vuoti. «Gli affitti costano troppo, e non c’è mercato. Per quanto ci riguarda proviamo a rivitalizzare l’area favorendo la presenza dei giovani». Ma è chiaro che manca «la fiducia nelle istituzioni. Noi non ci crediamo».
Per sentirsi più sicuri, ci vorrebbe «una maggiore presenza delle forze dell’ordine e più sorveglianza», dice Jessica Rossi da un negozio di abbigliamento di via Carducci. Dopo cinque anni di lavoro qui, avverte una certa «pericolosità». «La sera allestiscono i giacigli per dormire e ho un po’ paura anche se non mi è mai accaduto niente, a parte una spaccata con un motorino per un furto. Di pattuglie se ne vedono poche, se non quelle per fare le multe». E lei si è affidata alle telecamere di videosorveglianza, per tenere tutto sotto controllo. Stessa cosa in un altro negozio, non distante. «Qui abbiamo telecamere ovunque e se vedo qualcosa di strano mi chiudo dentro», dice la commessa (anche lei chiede l’anonimato). «Si avverte una certa trascuratezza per pulizia e decoro mentre non credo che si possa pretendere di avere un poliziotto in ogni angolo. Ma la gente si sentirebbe più sicura, se passassero ogni tanto. Io vedo solo gli ausiliari del traffico fare le multe alle auto: mai, invece, ai proprietari dei cani. E ogni mattina devo pulire davanti al negozio, dove si fermano i cani a fare pipì».
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