I nipotini di Irina salvi nel bunker

27 Febbraio 2022

Lei vive a Pescara da 20 anni, ma l’intera famiglia è sotto le bombe: «Ho paura»

PESCARA. «Sotto quelle bombe ci sono i miei nipotini, un bimbo di un anno e una ragazzina di 14 con la madre. Sono nascosti dentro un bunker sotto terra, in una stanza buia e al freddo, che condividono con altre persone. Non hanno cibo, né farmaci, non possono accendere le candele, né ricaricare i cellulari, non possono neppure lavarsi. Sono soli e noi, da qui, possiamo solo assistere impotenti e spaventati a questa guerra voluta da un folle. Vorremmo poter aiutare i miei nipoti e la mia famiglia, ma non sappiamo come fare, possiamo solo pregare».
È disperata Irina A., 50 anni, originaria della provincia di Cherson, 750 chilometri da Kiev. Entrambe le zone sono bombardate dalle milizie di Putin. La donna è arrivata dall'Ucraina in Italia nel 1994, da 20 anni vive a Pescara dove lavora e ha famiglia. È ben integrata nella nostra comunità. Oggi vive il dramma della lontananza con il suo Paese, nella terra dove ha lasciato i genitori, i cugini e due fratelli che lavorano in Polonia, uno dei quali è il papà dei fratellini prigionieri in un bunker di Cherson, tra le aree più colpite.
Da tre giorni, Irina, non fa che chiedersi il «perché di tanto orrore, cosa ha fatto di male la mia gente che oggi vive nella paura di morire».
«Sono riuscita a contattare mia cognata poco fa», riferisce la donna ucraina al Centro alle 16 di ieri, «sono terrorizzati, hanno bisogno di tutto, dal cibo che scarseggia ai farmaci. Le linee vanno e vengono, hanno difficoltà a lavarsi e sono al buio, usano le torce per illuminare la stanza dove fa tanto freddo. I bambini sono spaventati, stanno soffrendo, vengono distratti con i giochi. Ogni tanto, quando le bombe e il suono delle sirene tacciono, qualcuno riesce a uscire dal bunker e corre nelle case svuotate a prendere ciò che serve. Non possono prelevare neppure il denaro per mangiare perché le banche sono chiuse. Vorrei che si attivassero dei corridoi umanitari, piango e sono disperata perché non so come aiutare la mia gente e la mia famiglia».(c.c.)