«I nostri mariti sepolti nella miniera senza vedere i figli»

2 Agosto 2016

Il racconto di due vedove: la famiglia reale del Belgio ci aiutò dopo il disastro, abbandonate dallo Stato italiano

MANOPPELLO. «Nel 1956 avevo 18 anni e mio marito, Camillo Iezzi, ne aveva 26. Allora avevamo una bambina di 14 mesi e io ero incinta di un’altra figlia che sarebbe nata nel giro di un paio di mesi al massimo. Invece, mio marito non riuscì a vedere la nostra seconda figlia: morì nella miniera di Marcinelle l’8 agosto del 1956». Maria Di Valerio è una delle due vedove che ieri hanno stretto la mano alla principessa Astrid di Belgio durante la sua visita a Manoppello, paese che 60 anni fa perse 23 cittadini intrappolati nella miniera incendiata di Bois du Cazier. «Subito dopo quella tragedia, il re del Belgio, re Baldovino, venne a casa nostra», dice Maria, «e mi abbracciò forte. Ieri, quando ho stretto la mano alla principessa ho ripensato a quel momento di tanti anni fa. Il re abbracciò anche mia figlia, volle farsi una foto con lei e si offrì di tenerla nei giorni in cui io avrei dovuto partorire. Un gesto gentile, ma io», racconta Maria, «gli risposi che sarei tornata in Italia e che la mia seconda figlia sarebbe nata in Abruzzo. Tornai a casa mia e mia figlia nacque a Manoppello». In 60 anni Maria non ha scordato la solidarietà del re, ma non ha trovato giustizia dalle autorità: «A distanza di 60 anni dalla tragedia di Marcinelle non so ancora cosa accadde dentro la miniera e, per questo, provo ancora rabbia: secondo me, fu un sabotaggio e non un incidente causato da un errore umano. E provo ancora più rabbia nei confronti di quelli che, all’epoca, non ci diedero una mano e cioè il governo italiano». Nessun risarcimento è arrivato: «Basti pensare», si sfoga Maria, «che perdemmo anche la causa perché non c’era nessuno che ci difendeva».

Un’altra vedova, Lucia Romasco, ha incontrato la principessa e l’ha ringraziata per l’assistenza ricevuta dopo la sciagura: «Un mese dopo il matrimonio, io e mio marito, Santino Di Donato, partimmo da Manoppello per il Belgio. Lui cominciò a fare il minatore, aveva 28 anni. Io, invece, avevo 21 anni». Una storia ordinaria di emigrazione da un piccolo paese in cerca di fortuna. Alla principessa Astrid, Lucia ha mostrato quello che resta del marito: un orologio da taschino che le è stato riconsegnato. «Avevamo già un figlio di appena 10 mesi: mio figlio il padre non può ricordarselo, è come se non l’avesse mai conosciuto. Mio marito morì nella miniera, come tutti gli altri. Per noi», dice ancora Lucia, «il Belgio diventò una terra maledetta, però, è anche vero che lì ci aiutarono e ci assistettero: la famiglia reale non ci negò aiuti mentre una volta tornati qui in Italia tanti dimenticarono subito». ©RIPRODUZIONE RISERVATA