I pellegrinaggi non tirano La Curia vende a Lourdes

Dopo l’ex asilo acquistato con l’8 per mille e ceduto quasi allo stesso prezzo ora spunta la casa del pellegrino: pagata mezzo milione e rivenduta alla metà
PESCARA. Non c’è solo l’istituto Staccioli tra gli immobili comprati e rivenduti dalla Curia in questi ultimi anni, frutto di operazioni commerciali non del tutto brillanti. Oltre all’ex asilo delle suore di viale della Riviera, acquistato dalle suore domenicane con un mutuo decennale di due milioni e seicentomila euro e rivenduto all’imprenditore Davide Ciattoni a circa due milioni e 700 mila euro per farne una villa, c’è un’altra operazione immobiliare condotta dalla Curia sotto la gestione dell’arcivescovo Tommaso Valentinetti.
Si tratta dell’acquisto di un immobile a Lourdes, un edificio spazioso, circondato da un bel parco nella zona del lago, punto prestigioso della località meta di pellegrinaggi mariani da tutto il mondo. Un edificio acquistato una decina di anni fa per circa mezzo milione di euro e rivenduto poi in tutta fretta, alla metà della cifra investita, a circa 250mila euro, prima che le tasse francesi attaccassero le casse della curia pescarese. Considerando che in Francia, a differenza dell’Italia, anche la Chiesa paga le tasse sulle proprietà immobiliari.
Un epilogo del tutto inatteso rispetto ai buoni propositi che avevano animato la scelta di questo investimento. Fatto grazie a una donazione della Fondazione Paolo VI, oggi in pessime acque al punto da mettere a rischio le cure degli assistiti anche a causa dei tagli regionali, ma allora una realtà ancora in splendida forma.
E infatti, pur rimanendo proprietario dell’immobile, nel caso di Lourdes la Fondazione Paolo VI cedeva la struttura in comodato alla fondazione istituita ad hoc, per l’operazione commerciale, dallo stesso arcivescovo. Con Valentinetti presidente, c’erano anche altri 4-5 sacerdoti della Diocesi e una donna che aveva fatto parte dell’Unitalsi.
L’edificio di Lourdes che aveva ospitato un istituto di suore che si occupavano dell’accoglienza dei pellegrini, seppure ridotto male, una volta rimesso a nuovo avrebbe dovuto diventare una casa della spiritualità e dell’accoglienza a favore dei malati, soprattutto abruzzesi, che andavano in pellegrinaggio a Lourdes. Non a caso, nello statuto della fondazione fu anche messo nero su bianco che la struttura nei mesi estivi avrebbe riservato un certo numero di posti proprio ai ragazzi in cura alla fondazione Paolo VI. A quello statuto ne seguì un altro, l’operazione commerciale andò a buon fine e si doveva solo rimettere in sesto l’edificio. Ma con quali soldi? Il tempo di guardarsi intorno, e le tasse francesi avevano già preso a battere cassa, con il rischio di trasformare quello che era sembrato un affare, in un’impresa a perdere. E per limitare i danni si decise di vendere l’immobile ancor prima di mettere a frutto l’investimento. Per fare subito, si accettò di vendere anche alla metà della cifra spesa: 250mila euro.
Ma se a rimettere quei soldi, in questo caso, fu la fondazione Paolo VI, nel caso dell’istituto Staccioli il sacrificio è costato all’intera diocesi. Non a caso, lo stesso arcivescovo Valentinetti, proprio sul Centro di ieri ha dichiarato che la cifra recuperata dalla vendita dell’ex asilo sarà reinvestita in opere diocesane: «Un modo per restituire alla diocesi i sacrifici pagati per l’acquisto che fu fatto di quella casa». Una casa che doveva ospitare un centro pastorale giovanile e i sacerdoti più anziani, che era stata acquistata nel 2004, l’anno prima dell’arrivo di Valentinetti a Pescara, con un mutuo decennale pagato con gli introiti dell’8 per mille. Denaro sonante che invece di andare alle parrocchie, al miglioramento di chiese e canoniche finì lì, per l’istituto Staccioli. Ma proprio quando il sacrifico era compiuto, proprio dopo che il mutuo era stato cancellato nel 2015, si è deciso di venderlo. Questa volta con una trattativa privata dopo il bando pubblico che poco prima aveva richiamato una ventina di ditte tra cui la ditta D’Andrea che la spuntò con un’offerta di circa 4 milioni di euro. L’affare si interruppe dopo il preliminare, per motivi legati ai vincoli strutturali dell’edificio. Gli stessi motivi per cui la Curia non ha ritenuto più ipotizzabile realizzare il progetto iniziale che aveva animato l’acquisto dell’ex asilo nel 2004. Di qui la vendita. Non a perdere, ma quasi.
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