I Perturbazione a Chieti «Cantiamo le vite degli altri»

CHIETI. Li abbiamo visti, lo scorso febbraio, calcare il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo, dove hanno conquistato il premio della Sala Stampa. I Perturbazione si esibiranno al Campus...
CHIETI. Li abbiamo visti, lo scorso febbraio, calcare il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo, dove hanno conquistato il premio della Sala Stampa. I Perturbazione si esibiranno al Campus Universitario di Chieti domani, 12 giugno, in occasione del Festival Strade Musicali 2014.
La band piemontese presenterà al pubblico il suo lavoro discografico “Musica X”, ripubblicato in una nuova versione dopo la partecipazione a Sanremo. Il Centro ha intervistato Tommaso Cerasuolo, voce del gruppo.
Per cosa sta la “X”?
«È la variabile che si vuole. La variabile infinita, in pratica. Ci troviamo in un’epoca in cui il senso di appartenenza, vuoi politico, vuoi ideologico, vuoi culturale, risente di una grande crisi. Ci piaceva l’idea che venisse messa in discussione anche questa idea di appartenenza rispetto alla musica. La musica riesce ancora ad unire le persone. La nostra idea è che sia l’ascoltatore a mettere quella X: le canzoni per metà sono tue, ma poi è il pubblico che le fa sue».
L’album è stato prodotto da Max Casacci dei Subsonica. Ce lo presenti.
«È un disco compatto, più pop, che mette insieme i nostri testi che danno la possibilità di riflettere, con un lato giocoso. Max ci ha stimolato a lavorare sul groove, parte importantissima che abbiamo potenziato. Non c’è nulla di elettronico puro; i nostri suoni sono stati campionati: note del violoncello, voci, percussioni. I brani sono ritratti empatici della vita nostra e di quella di altre persone. Una cosa, questa, che ha a che fare con il maturare: quando sei giovane hai più voglia di raccontare te stesso, ma quando cresci ti accorgi che le vite degli altri sono interessanti».
Che apporto hanno dato all’album le collaborazioni con Luca Carboni, Erica Mou e I Cani?
«Sono tre artisti che vengono da tre mondi diversi. Tutti hanno interpretato qualcosa un po’ in antitesi con il loro mondo. Erica ha portato la sua dolcezza, il suo timbro innocente che qui si scopre sensuale. Carboni, che è stato un grandissimo regalo, parla di genitori e figli, I Cani della bellezza. Ci piace molto mischiare le carte».
Qual è il brano dell’album che preferisce?
«“Diversi dal resto” è sicuramente un pezzo importantissimo. Una canzone che fa riflettere sul ruolo dell’omologazione nelle nostre vite. Un altro è “I baci vietati”: essendo diventati genitori abbiamo riflettuto molto. È come se non esistesse una fase di passaggio tra l’essere figli e diventare genitori. Sono due temi molto forti del disco».
Nascete nella provincia di Torino. Quali sono i pro e i contro nell’aver iniziato a fare musica non in una grande città?
«Abbiamo sempre vissuto a cavallo tra la provincia e la città. Abbiamo dentro la provincia, ma siamo cresciuti un po’ all’ombra della città. Questa è un po’ la storia dell’Italia: la provincia non ti basta mai, ma ti consente di crescere in un ambiente a misura d’uomo. Noi frequentavamo lo stesso liceo ed era facile incontrarsi. La provincia ci ha dato la possibilità di lavorare su spettacoli diversi da quelli tradizionali».
Com’è stata l’esperienza sanremese?
«Una settimana meravigliosa. È un mondo che abbiamo sempre osservato con il desiderio di starci dentro, consci delle contraddizioni che ha quello spettacolo: un grande contenitore dell’Italia. Arrivarci con una certa maturità è stato molto bello anche per quello. Avendo calcato molti palchi ce lo siamo proprio goduto. Sanremo è un caleidoscopio di emozioni. L’idea di essere saliti su uno scalino importante è stata una bella sensazione. Scriviamo canzoni che speriamo sempre di riuscire a fare ascoltare il più possibile. “L’unica” è entrata nel Dna della canzone italiana ed è una bellissima soddisfazione.
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