I precari Attiva: la politica ci promise quei posti di lavoro

Lo sfogo degli ex interinali bocciati al concorso: ci hanno perfino detto che cosa fare per aumentare il punteggio
PESCARA. «È un conto che deve pagare la politica, loro se ne lavano le mani, ma al prossimo consiglio straordinario o è “sì tutti dentro”, o è “no”. Ma se sarà un altro no, andremo avanti con i ricorsi. E saranno soldi pesanti per il Comune, visto che il primo è già stato vinto, 10mila euro e il posto».
Gli ex interinali dell’azienda municipalizzata Attiva rimasti tagliati fuori dalle 47 assunzioni del concorso dello scorso novembre, non vogliono sentire ragioni e tantomeno proposte alternative come quelle formulate pochi giorni fa dall’azienda municipalizzata e dal Comune, di avviare dei percorsi formativi finalizzati a un riassorbimento graduale del personale rimasto fuori.
Nell’accampamento allestito davanti al Comune, tra chi gli porta la legna e chi il pranzo, una settantina di persone tra i 27 e i 62 anni, con anzianità in Attiva come operatori ecologici che variano dai due ai sette anni, stanno fissi dal 9 gennaio. Un mese in cui si sono susseguiti incontri con il vescovo, con il presidente della Regione, con gli amministratori e con l’azienda che gestisce l’igiene urbana in un clima che si è fatto sempre più incandescente tanto che la scorsa settimana sono dovute intervenire anche le forze dell’ordine. Nel frattempo, si sono costituiti anche in un’associazione, “Interinali senza gloria” e sono due componenti del direttivo, Mirco Costantini e Gianni Medoro che rispondono a nome dei colleghi alle domande del Centro.
Pretendete il posto di lavoro senza aver passato il concorso. Perché insistete?
Insistiamo perché vogliamo il posto di lavoro, perché in quel concorso ci aspettavamo un aiuto, un trattamento diverso, delle agevolazioni, vista l’esperienza che ognuno di noi vanta, visti i sacrifici e l’impegno che ognuno di noi ha messo in questi anni. Invece ci hanno trattato allo stesso livello dei giovani che hanno studiato, ci hanno fatto domande di cultura generale che chi spazza le strade non può sapere. La capitale dell’Italia nel 1861? E che ne sappiamo? Ce la possiamo battere sul campo, non sulla teoria.
Quindi non avete neanche studiato per il concorso?
E che cosa dovevamo studiare? Cultura generale vuol dire tutto. E poi il 6 novembre è uscito il bando e il 30 c’è stato il concorso.
Ma non è che eravate convinti di passare, e per questo non avete studiato?
Certo. Ci avevano promesso che ci aiutavano, che questo concorso era per noi, per farci entrare dopo tanti anni di interinale e ci hanno pure spinto a prendere la patente superiore per portare i camion, perché così ci saliva il punteggio per il concorso. Invece non ci hanno fatto superare neanche la preselezione e quindi il punteggio non è servito. E intanto c’è chi per prendere quella patente ha speso dai 2.500 ai tremila euro, si è indebitata e non sa come pagare.
Ma chi ve l’ha consigliato?
Eh, chi ci ha consigliato... I capiturno ce l’hanno detto, quelli che decidono chi lavora a seconda delle simpatie. E ora ci vengono a dire che dobbiamo fare il tirocinio, e poi un altro concorso, e non rientreremmo neanche tutti. Non se ne parla. Piuttosto siamo pronti a rinunciare all’indennizzo economico e a ritirare i ricorsi se ci assumono.
C’è un politico che in questi giorni vi sta più vicino?
C’è ma non possiamo dire chi è. È una questione di correttezza. Una domanda di riserva?
Il sindaco, come vanno i rapporti con lui?
Non passa più qua davanti, ma lui è una vittima di D’Alfonso. E il vice sindaco passa a testa dritta. Ma non hanno capito che se per qualcuno è diventata una battaglia politica per noi è una battaglia per la sopravvivenza.
Ce l’avete un po’ anche con chi ha vinto il concorso?
Assolutamente no. Non possiamo fare una guerra fra poveri, hanno famiglia pure loro.
In queste settimane c’è qualcosa che vi ha fatto più male?
L’ingegner Del Bianco che ci ha detto di non fare i lavativi. A noi che ci siamo spezzati la schiena per venire a lavorare sempre e comunque pur di non perdere la chiamata. Con la febbre a 40, con le coliche, con le costole rotte, e facendo anche due zone a turno, il doppio ritiro di materiale, che i nuovi non faranno. Perché eravamo interinali, ci dovevamo tenere stretti il posto, ci dicevano. Abbiamo dato l’anima per questo lavoro, ecco perché siamo ancora più arrabbiati. Perché in questo concorso dovevamo essere dei privilegiati.
Avete incontrato anche D’Alfonso, com’è andata?
D’Alfonso si fa il segno della croce e se ne va.
E con l’arcivescovo?
Ragiona come D’Alfonso, sembrava di stare a parlare con Luciano D’Alfonso.
Fino a quando starete accampati davanti al Comune?
Aspettiamo il consiglio straordinario la prossima settimana. O è sì o è no.
La città com’è nei vostri confronti?
In tanti ci aiutano, dai ristoratori, ai fornai, ci portano perfino la legna.
Insomma alla fine con chi ce l’avete?
Con la politica e con Del Bianco, con Attiva. Perché parliamoci chiaro, se domani si votava, qua c’era la fila e il problema l’avevano già risolto.
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