I precari di Attiva «Senza un lavoro non ce ne andremo»

Scioperi della fame, raid in Comune, ricorsi e manifestazioni «I cittadini sono con noi, ogni giorno ci portano da mangiare»
PESCARA. Gli "interinali senza gloria" di Attiva, a mille euro al mese di disoccupazione fino al 2017, non hanno alcuna intenzione di fermare la protesta e levare le tende issate, davanti al Comune, più di cento giorni fa. Ma lanciano un appello agli imprenditori di buona volontà: «Dateci un lavoro, qualunque esso sia».
Per la serie: teniamo famiglia, mentre protestiamo per essere riammessi in Attiva, possiamo anche lavorare altrove. Le hanno provate tutte per smuovere il sistema dopo aver perso il concorso pubblico promosso, nel dicembre scorso, dall'azienda che si occupa dell'igiene e della pulizia della città. Hanno tentato una mediazione con gli amministratori, coinvolto i politici e la dirigenza dell'industria del recupero rifiuti e dello spazzamento di via Raiale, fatto lo sciopero della fame («Ma abbiamo dovuto smettere perché qualcuno è finito in ospedale»), minacciato proteste davanti al ministero del Lavoro, («Non siamo potuti andare, la questura ci ha negato i permessi»), manifestato nelle piazze con mogli e figli al seguito, ma neppure questi tentativi hanno intenerito i cuori di chi deve decidere il loro destino.
La solidarietà verso la loro causa è arrivata, ringrazia Francesco Avolio, 46 anni, napoletano di Secondigliano, quattro figli minorenni e un passato di mille mestieri al limite della legalità, «dai pescaresi che ci portano da mangiare e qualche volta ci lasciano anche qualche pezzo da dieci, venti o cento euro, così come ci aiuta la Caritas, le pizzerie e la De Cecco che ci ha regalato pacchi di pasta». E poi, giorni fa, è arrivato il ciclone Fiorello: «Persino dal teatro parla di noi, grazie Fiorello», commenta Leo Bonifaci, 51 anni di Pescara, «per il resto del mondo, noi siamo invisibili».
Ora gli ex interinali sono in attesa dell'esito dei ricorsi, a seguito degli esposti inoltrati nei mesi scorsi alla Corte dei Conti, che si discuteranno i prossimi 11 e 24 maggio e 1° giugno a Roma.
«La nostra speranza è vincere al primo appello e tornare a lavorare. Abbiamo tutti i requisiti per essere reintegrati a cominciare dagli anni di anzianità: molti di noi sono entrati in Attiva nel 2007», attacca Giuseppe Granata, 53 anni di Pescara, che attualmente percepisce un assegno di disoccupazione fino al 2017 di 1000 euro al mese. Come lui anche altri colleghi «che percepiscono assegni più ridotti e altri che non ricevono più fondi da mesi».
«Poi i soldi, che neppure bastano per campare tutta la famiglia che non mi vede mai perché sono sempre qui a lottare con i miei compagni, finiranno. Per questa ragione la battaglia deve andare avanti, da qui non ce ne andremo e quando lo faremo cederemo le tende ai senzatetto e ai migranti. Attiva e il Comune ci hanno messo in questa brutta situazione e loro devono attivarsi, scusate il gioco di parole, per risolvere un problema ingarbugliato e liquidato in maniera affrettata».
Quando avete affrontato il concorso non immaginavate di poterlo perdere?
«Certo che no, i nostri capiturno ci avevano fatto capire che non dovevamo preoccuparci anche perché uno dei requisiti per vincere il concorso era avere esperienza nel settore ecologico, le patenti e gli scatti di anzianità. Invece al concorso si sono presentati, e hanno vinto, anche professionisti, che di questo mestiere non sanno nulla. Persino dalla Sicilia sono arrivati e hanno preso casa prima ancora di sapere di aver vinto il concorso».
Fernando Colaiocco, pescarese di 50 anni, ex calciatore della Curi, Flacco e Folgore, tira fuori dalla tasca una serie di patenti, A-B-C, CQC : «Ho speso tremila euro per questi pezzi di plastica perché speravo che mi servissero per lavorare». Erano in 67 a gennaio ad attivare il presido, oggi sono rimasti in 40: «Alcuni si arrangiano con qualche lavoretto, altri hanno problemi di famiglia», così giustificano la resa dei compagni. Sotto il tendone attrezzato con barbecue, sala gioco, angolo cottura, bar e letti, la quotidianità scorre lenta.
Ma non siete stanchi di non fare nulla da mane a sera? Non avete mai pensato di andare in cerca di un altro impiego?
«Sì, siamo stufi», ammette Francesco, detto Millelire. Per questa ragione, Bonifaci lancia un appello ai datori di lavoro: «Dateci un posto, qualunque lavoro va bene, anche se non smetteremo di lottare per Attiva».
Come avete accolto la proposta del Comune per una mansione estiva?
«Non possiamo accettare un lavoro temporaneo, se non sappiamo di poter avere una continuità».

