I preti: pronti a ospitare i migranti nelle parrocchie

8 Settembre 2015

I parroci raccolgono l’appello del Papa: «La diversità religiosa non è un problema» Ma nelle chiese mancano gli spazi: al Sacro Cuore solo locali per il catechismo

PESCARA. Il coro è all’unisono, quello dei parroci di Pescara, in risposta all’appello di papa Francesco, il quale ha chiesto che ciascuna parrocchia ospiti un migrante. Anche se l’attuazione concreta dell’appello del pontefice potrebbe, in alcuni casi, incontrare delle difficoltà organizzative. Un’opportunità, tuttavia, che se portata a compimento, potrebbe fare in modo, fatti due conti, di ospitare a Pescara 140 migranti, visto che le parrocchie in città sono 35 (in tutta la diocesi Pescara-Penne invece ne sono 132), calcolando per ciascuna parrocchia un nucleo familiare di quattro persone.

«Certamente», ha risposto ieri padre Ignazio Buffa, parroco della chiesa di Cristo re, «daremo seguito all’invito del papa. Per il momento non abbiamo intrapresa alcuna iniziativa, poiché prima dovremmo attuare alcuni provvedimenti. Dobbiamo perciò procedere con una certa calma», spiega padre Ignazio, «anche perché ci dobbiamo coordinare con il Comune per vagliare le possibilità di attuazione». Nessun problema, invece, per quanto riguarda la diversità religiosa, un potenziale clash tra musulmani (l’islam è la religione preponderante dei migranti) e i cattolici. «Si tratta di persone», taglia corto padre Ignazio, tanto per far intendere quale sia il criterio da adottare.

Via libera anche da un prete di frontiera, come lo può essere don Massimiliano De Luca, meglio noto come don Max, parroco della chiesa di san Pietro Martire, a Fontanelle, già di per sé un quartiere melting pot. Anche se i problemi, soprattutto di spazi, non mancano. «È ancora presto e dobbiamo capire come fare», precisa don Max riferendosi all’appello del Vaticano. «Infatti da noi i locali per poter ospitare qualcuno non ci sono. Io stesso», fa sapere il parroco di san Pietro martire «vivo in un locale con una stanza e una cucina». Insomma, c’è poco da scialare, in una parrocchia che già tutti i giorni è alle prese con i problemi degli extracomunitari. «Sono soprattutto africani e noi, come comunità, li aiutiamo molto», aggiunge il sacerdote. E se neanche per don Max l’essere di religione islamica può rappresentare un ostacolo alla carità, l’unico limite è rappresentanto dal fatto che «la Cei (la conferenza episcopale dei vescovi italiani, ndr)», osserva don Max, «impedisce che si possano cedere luoghi di preghiera per il loro culto religioso».

Meraviglia, ma non più di tanto, si è stata destata nel parroco della cattedrale di san Cetteo, don Francesco Santuccione. «C’è stata sorpresa», confessa il sacerdote in riguardo all’appello domenicale del papa, «ma rientra nel suo stile. Comunque, mi sono messo subito a riflettere sul come attuare concretamente l’invito ad accogliere le famiglie di migranti. E sono due le opzioni sulle quali sto riflettendo. Una», annuncia don Santuccione, «è quello di mettere a disposizione l’appartamento che ora sto lasciando, in via Colonna, in quanto mi sto per trasferire a san Cetteo. Ma bisogna valutare quest’ipotesi, visto che quest’appartamento dovrebbe essere occupato da un altro sacerdote. L’altra possibilità», prosegue, «è quella di prendere in affitto un appartamento e metterlo a disposizione di una famiglia di migranti». Ha subito raccolto l’appello del papa anche il parroco della chiesa del sacro Cuore, don Giovanni Masciulli. Anche se, sottolinea, per ospitare qualcuno «occorre che ci sia una richiesta da parte di una famiglia. Ci devono dire di voler essere ospitati. Pertanto», prosegue don Masciulli, «ci aspettiamo delle richieste. Ma l’ospitalità potrebbe arrivare solo da parte di qualche famiglia della parrocchia. Da noi», evidenzia il parroco, «al massimo abbiamo degli spazi per il catechismo. Il Papa ha fatto bene», ha concluso poi il parroco. «E se ci sarà la possibilità, ospiteremo anche due o tre famiglie».

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