I prof trasferiti: «Famiglie smembrate»

31 Agosto 2016

Da oggi 400 docenti lasceranno l’Abruzzo e raggiungeranno le destinazioni del nord, ma c’è ancora chi non sa dove

PESCARA. Destinazione Sarnico, provincia di Bergamo, istituto superiore Serafino Riva, ambito Lombardia 3. Mario Iannaccone, 34 anni, pescarese, docente di educazione fisica con specializzazione nel sostegno, è uno dei pochi fortunati a conoscere in anticipo il luogo di assegnazione della cattedra.

Partirà in macchina e ha già «prenotato una alloggio provvisorio in un residence» nei dintorni della scuola. Ma in valigia ha messo solo «l'occorrente per stare via una settimana». L'8 settembre, infatti, prenderà un volo per Pescara, dove ad attenderlo ci sarà la sua compagna in dolce attesa, Camilla Servadio.

«E' incinta e il nostro bambino nascerà a febbraio, il tempo di fare una morfologica e riparto per Bergamo».

Seicentosessantasei chilometri, precisa. Se il professore, tra i fondatori della società Pescara Basket, una vita trascorsa tra i giovani, molti diversamente abili, non riceverà entro la metà di settembre, come promesso dall'ufficio scolastico regionale, la chiamata che lo avverte di far ritorno in Abruzzo, resterà al nord fino alla fine dell'anno scolastico, ma «per nulla al mondo mancherò alla nascita di mio figlio». Ha già compilato la domanda per l'assegnazione provvisoria e spera di rientrare nella rosa dei 260 insegnanti di sostegno che occuperanno una cattedra entro poche settimane «dovrei farcela perché il numero dei posti liberi supera quello dei docenti. In teoria dovrei stare tranquillo, tra punteggi e situazione familiare, in realtà non lo sono perché conosco bene il mondo scolastico». Sta lottando, come tutti, per non rinunciare al «lavoro dei miei sogni per i quali ho sacrificato anni della mia vita in supplenze saltuarie al da Vinci, Bellisario, Acerbo, D'Ascanio e Spaventa, durate anche solo tre giorni, speso denaro e tempo per lo studio, la specializzazione, i viaggi per i corsi di formazione tre volte a settimana all'Aquila per un anno». Dopo tanti sacrifici «non voglio mollare, ma se avessi saputo di dover affrontare questa situazione oggi, togliendomi tutte le energie, avrei fatto altro nella vita».

Se dovesse tornare a Pescara, Mario Iannaccone vorrebbe riprendere il suo posto all'istituto tecnico Aterno-Manthoné dove lo aspettano i suoi alunni, due dei quali, Francesca e Mirko Di Meo di Manoppello, hanno voluto essere presenti con i genitori alla protesta in via Passolanciano giorni fa e lo hanno salutato, prima di partire, con un lungo abbraccio.

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