I rifiuti ingombranti potranno essere barattati

1 Dicembre 2017

Alle spalle dell’università il Comune intende realizzare un centro di riutilizzo Si potranno depositare i mobili vecchi o prendere quelli lasciati da altri 

PESCARA. Ci sarà una struttura, nella zona sud di Pescara, dove si potranno conferire rifiuti ingombranti che per i proprietari sono da buttare via ma possono sempre essere utilizzati da altri che lì potranno prelevarli e portarli a casa. Si pensi, ad esempio, a mobili e lavatrici vecchi. Si chiamerà «centro del riuso» ed è uno dei progetti su cui sta lavorando l’assessorato comunale guidato da Paola Marchegiani.
Il centro sarà realizzato alle spalle dell’Università, annuncia proprio l’assessore parlando di questa e altre iniziative insieme a Massimo Papa, amministratore unico di Attiva, e a Sandro Di Scerni, consulente di Attiva. Saranno necessari ancora alcuni mesi, spiega Marchegiani, per veder sorgere il centro del riuso che «non sarà una discarica ma una sorta di area commerciale. I cittadini potranno depositare lì il materiale di cui vogliono disfarsi oppure, in alternativa, potranno prelevare lì il materiale gettato da altri e di cui hanno bisogno». Si crea così una forma di baratto, visto che gli oggetti buttati via vengono scambiati e non circola denaro contante, sottolinea Di Scerni. L’iter è già in corso e manca, tra l’altro, il bando per la gestione. Guardando a questa struttura si può anche pensare al «riuso a fini artistici».
Sta partendo, dice sempre l’assessore, anche la seconda ricicleria della città, una stazione di stoccaggio che sarà localizzata in via Prati e si aggiungerà a quella, già esistente, che si trova in via Raiale, dove c’è il depuratore. Lì i cittadini potranno conferire tutto ciò che non riescono a conferire col servizio ordinario, nei cassonetti (rifiuti grandi o speciali, batterie, oli). «Dal punto di vista burocratico i passaggi sono stati ultimati tutti», fa notare Papa, e nel giro di «tre o quattro mesi partiranno i lavori. La ricicleria potrà accogliere l’utenza di Colli e quella di Pescara nord e in futuro potrà essere messa a disposizione di altre società che si occupano di igiene urbana nei territori vicini a Pescara, a partire da Spoltore».
E questo non è l’unico impianto che rientra nella pianificazione di Attiva per il futuro. Anticipandone alcuni punti Papa parla di «una batteria di impianti» che riguardano sì Pescara ma interessano anche altre società, non solo Attiva, per cui l’ambito territoriale coinvolto sarà più vasto, supererà il capoluogo adriatico. E sarà creato «un soggetto capace di occuparsi di un range di impianti utili per la differenziata». Ad Alanno e Loreto, dove ci sono «dei ruderi, saranno rimessi a nuovo e utilizzati gli impianti esistenti. Quello di Alanno sarà destinato a plastica e metallo e quello di Loreto, che è della società Ambiente, si occuperà di vetro». C’è anche l’idea di creare «un impianto di compostaggio anerobico per generare il biometano (per il 70%) e il concime (per il 30%)». E quando si dice biometano si dice energia, da destinare «alla rete o ai servizi di Attiva».
Si ragiona in una logica nuova, che non riguarda solo Pescara e la società Attiva ma abbraccia anche altre realtà che operano nella provincia, che potrebbero avere a disposizione gli stessi impianti.
L’amministratore unico di Attiva non ha dubbi sulla possibilità di realizzare investimenti perché «i finanziamenti ci sono già e il Comune di Pescara sta dimostrando di essere un buon pagatore». A proposito di pagamenti, Papa ha in mente un obiettivo, ed è quello di «ridurre di 50 euro la Tari in tutti i Comuni che saranno coinvolti nelle iniziative allo studio».
Quando si parla di progetti per il potenziamento della differenziata si pensa a come «estendere il porta a porta nel centro urbano, dove vivono trentamila persone e dove c’è la più grande concentrazione di attività». Per le caratteristiche degli edifici il porta a porta è complicato da realizzare in quest’area, ma sono in cantiere dei «progetti speciali, innovativi». E, nel frattempo, la differenziata «cresce e ci si avvicina al 40 per cento», dice Di Scerni.
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