I ristoratori stranieri: «Sporchi noi? Andate nelle cucine italiane»

Dopo il blitz dei Nas sull’igiene nei locali cinesi e sushi wok parlano gli extracomunitari che superano i controlli da anni
PESCARA. «Queste vicende ci indignano, ci fanno arrabbiare, perché mettono in discussione anni di sacrifici e lavoro. Queste notizie sono una mazzata per noi, perché la gente pensa: ecco, questi cinesi sono tutti imbroglioni, come facciamo a spiegare ai clienti che noi abbiamo tutto l'interesse a seguire le regole della sicurezza alimentare, altrimenti chiudiamo?». Yeru, 44 anni, è la titolare del ristorante Hai Bin (lungomare, tradotto dal cinese) e ieri ha trascorso la giornata a guardare i video dei locali della vergogna chiusi dai carabinieri dei Nas in Abruzzo (due nel teatino, uno nel pescarese, uno nel teramano e uno nell'aquilano) a causa di condizioni igieniche e sanitarie allucinanti. Hai Bin, cucina cinese, thai, giappo e italiana, ha aperto i battenti 28 anni fa, conta 250 posti a sedere, 10 dipendenti d'inverno e 25 d'estate, è aperto tutti i giorni solo self service con formula "all you can eat" (tutto quello che puoi mangiare) a prezzi variabili tra i 10,90 e i 16,90 euro, i bambini pagano la metà.
Il pesce congelato viene acquistato dalla ditta Di Battista di Pescara, mentre quello fresco viene consegnato ogni mattina dall'azienda Adc di Milano con filiale a Roma. Salmoni, tonni, branzini, cozze, vongole, «seguono», spiega Yeru, «un procedimento di abbattimento molto rigoroso. Il pesce viene congelato a una temperatura di meno 38 gradi per due o tre ore. Poi viene avvolto in una pellicola trasparente, etichettato con data e località di provenienza e infilato nel freezer fino al momento del consumo. Gli altri frigoriferi per la conservazione della carne e delle verdure vengono tenuti a una temperatura di meno 18 gradi». Yeru sottolinea che la «procedura per la conservazione degli alimenti è anche molto costosa perché, periodicamente, viene inclusa anche la disinfestazione dei locali e la derattizzazione preventiva, oltre a tutte le certificazioni a norma di legge. Svolgiamo il nostro lavoro con passione e non possiamo permetterci errori, altrimenti in un attimo vengono spazzati via anni di sacrifici e chi si improvvisa non va avanti. I Nas da noi vengono regolarmente e non hanno trovato irregolarità».
Yeru sostiene di essere la figlia di due insegnanti di Shangai che 31 anni fa sono arrivati a Pescara da Milano, dove lavoravano come ristoratori, per aprire il primo locale cinese in Abruzzo, l'Hai Yen, rondine del mare in italiano, ubicato di fronte al centro commerciale Delfino sulla Nazionale tra Pescara e Montesilvano. Due anni dopo Hai Yen, risto giappo, thai e cinese, è stato ceduto a Franco e Feng, Fenny per tutti, titolari di altri due negozi in viale Muzii e corso Vittorio Emanuele. «Da noi sono cresciute 5 generazioni di persone», puntualizzano Fenny e Franco, «la qualità del prodotto tutto italiano che offriamo è la nostra forza. Il pesce viene ordinato a consumo alla Metro oppure alle pescherie Delfino. Per fare il sushi, molto amato dai nostri clienti più giovani, occorrono salmone, tonno e orata, tutti prodotti certificati, ogni mattina prepariamo anche la pasta».
Quest'anno Hai Yen festeggia i 31 anni di attività con la promozione all you can eat a 10 euro e 90 centesimi. «I Nas ci controllano molto spesso, l'ultima volta due settimane fa, e in tanti anni di lavoro non ci hanno mai trovato irregolarità. Abbattiamo il pesce a -20 gradi per 24 ore. I miei figli mangiano lo stesso cibo che offriamo alla clientela, gli arredamenti sono di acciaio e smontabili, si possono pulire facilmente, noi rispettiamo l'igiene anche più di tanti altri ristoranti italiani. Queste notizie rovinano l'immagine dei ristoratori che lavorano onestamente e non è giusto pagare per tutti».
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