I sindacati della scuola: «Vaccino obbligatorio o test gratis ai no vax»

Cgil, Cisl e Uil: «I tamponi non devono essere pagati dai prof» E poi la richiesta al ministero: deve decidere, serve sicurezza
PESCARA. «Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di rendere obbligatorio il vaccino nelle scuole. Altrimenti, venga data la possibilità, anche a chi non vuole vaccinarsi, di fare tamponi gratuitamente». È questo l’appello dei rappresentanti di tre sindacati, Davide Desiati (Cisl), Fabiola Ortolano (Uil) e Pino La Fratta (Cgil) all’indomani del ritorno in aula di tutte le scuole abruzzesi. La priorità dei sindacati è quella di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro e per questo motivo chiedono un passo netto, in un senso o nell’altro. Ovviamente le criticità sollevate dopo il primo giorno di scuola non riguardano solo vaccini e Green pass, ma anche i trasporti, le aule e il personale. Ma andiamo con ordine.
VACCINO OBBLIGATORIO
«Bisogna assumersi la responsabilità di imporre la vaccinazione a tutti», dice Fabiola Ortolano, segretario Uil scuola per l’Abruzzo, «perché con il meccanismo di sospensione c’è un obbligo di vaccinazione mascherato e questo crea disparità. Tampone gratis anche per i prof no vax? Può essere la soluzione alternativa. Ma devono essere a carico del ministero e non dei singoli professori, per garantire a tutti la massima sicurezza sul luogo di lavoro». Anche Pino La Fratta, segretario interregionale Abruzzo e Molise per la Cgil scuola, si dice «favorevole all’obbligo vaccinale, ma deve esserlo per tutti». Scende nel dettaglio Davide Desiati della Cisl: «Guardando ai dati sui vaccini in Abruzzo, l’obbligo potrebbe sembrare superfluo. Ma a livello nazionale è una decisione comprensibile. Saremmo favorevoli, ma a quel punto bisognerebbe guardare anche agli altri settori lavorativi. E soprattutto il costo dei tamponi, per avere Green pass, non può essere a carico del dipendente».
I TRASPORTI
«È stata aumentata la capienza dei mezzi e la Tua ci ha dato garanzie», dice Fabiola Ortolano, «ma il vero problema rimane quello degli assembramenti sulle soste e sulle panchine. La Tua, inoltre, sta lanciando un’applicazione per poter controllare lo stato di affollamento dei mezzi in tempo reale. Speriamo che questo possa diluire gli assembramenti. Ci sono, purtroppo, alcune carenze strutturali che prescindono dal Covid».
IL PERSONALE
«Il dato allarmante riguarda il personale Ata», dice La Fratta, «negli ultimi 10 anni abbiamo perso circa 1.300 posti, quasi il 30 per cento in meno. Abbiamo chiesto che venisse confermato l’organico aggiuntivo Covid dell’anno scorso (circa 1.700 lavoratori assunti con incarichi temporali). Quest’anno, nonostante le sollecitazioni, sono state stanziati per l’Abruzzo solo 12 milioni di euro per questo personale, che tra l’altro si può assumere fino a dicembre. Ma le scuole non hanno potuto programmare una gestione migliore degli spazi e del lavoro perché l’organico aggiuntivo non è ancora stato nominato. E poi c’è il dramma irrisolto del precariato: in Abruzzo circa il 20% del personale è precario. Inizia l’ennesimo anno caratterizzato da questo problema».
LE AULE
«Molte scuole hanno dovuto adibire spazi vari per fare lezione in sicurezza», dice Desiati, «magari sacrificando la didattica laboratoriale. E poi c’è il concetto delle “classi pollaio”, affrontato in maniera sbagliata. Si guarda solo al numero alto di studenti per aula, ma la classe diventa “pollaio” anche quando il pollaio stesso (l’aula) è piccolo. Le classi abruzzesi hanno mediamente una capienza parecchio inferiore ai 25-30 metri quadrati, e già con queste cifre ogni classe potrebbe ospitare massimo 14-15 alunni. L’Ufficio scolastico regionale ha fatto sapere che sono 323 le classi superiori ai 23 alunni. E la stragrande maggioranza concentrati nelle aree cittadine. Questo rimane un problema molto serio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

