I sindacati: non si può morire di lavoro

22 Aprile 2023

Spina, segretario regionale Cgil: «Le leggi ci sono, ma devono essere applicate più severamente»

ORTONA . Gli incidenti sul lavoro continuano a mietere vittime in Italia: da gennaio a settembre dello scorso anno si contano 677 morti, ovvero quasi tre al giorno. Siamo di fronte a una vera strage che si consuma in silenzio e, troppe volte, nel disinteresse generale. La tragedia accaduta ieri a Ortona, con la morte del 48enne Massimo Carbonetti, schiacciato tra la motrice e il rimorchio del suo camion pieno di farina, riaccende i riflettori sul tema delle morti bianche. Abbiamo approfondito l’argomento con Franco Spina, segretario regionale Cgil Abruzzo e Molise.
Tragedie simili potrebbero essere evitate?
«Occorre prevenire. E questo è possibile solo investendo tempo e risorse sulla formazione sui rischi, che deve essere costante e deve iniziare fin dalla scuola. Inoltre importanti sono gli investimenti sull’ammodernamento delle attrezzature. Bisogna fare sul serio, attivare ogni azione per rimettere al centro il diritto al lavoro e quello alla salute e alla vita».
Quali sono le strategie messe in campo?
«Le leggi ci sono, bisogna intanto iniziare ad applicarle veramente. È necessario definire perché quella persona è morta, quel giorno, mentre era a lavoro. Individuare le responsabilità e utilizzare le norme esistenti. Il decreto 81 c’è e, se applicato correttamente, è uno strumento efficace. Anche in Regione Abruzzo, è stato istituito un tavolo tecnico di confronto grazie al quale portiamo avanti la nostra battaglia sull’importanza della formazione, anche dentro le stesse aziende se necessario. Si pensi che, su 10 nuovi contratti di lavoro, 8 sono a tempo determinato, di questi, 4 sono sotto il mese. Il tempo per formare il personale di conseguenza è poco e questo non può andar bene».
Possibili scenari?
«La politica e le istituzioni devono convergere sul tema del lavoro e sulla tutela dei lavoratori. Noi, come Cgil, critichiamo la modifica al Codice degli appalti pubblici. Infatti, con questa si dà la possibilità di procedere con il cosiddetto subappalto a cascata senza alcun limite. In questo modo si indebolisce il sistema d’impresa attraverso una concorrenza tutta al ribasso che ha come elemento centrale non la qualità dell’opera, ma la riduzione dei costi. Con tutta probabilità, se un’impresa deve effettuare tagli, lo farà sulla sicurezza. La sicurezza, dunque, non può essere vista come un mero “costo” ma deve sempre essere incentivata. Solo così possiamo invertire questa tragica tendenza». (b.p.)
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