I sindaci dicono no alla riqualificazione del parco del Lavino

9 Gennaio 2020

Lettomanoppello, Roccamorice, Abbateggio e San Valentino si dicono esclusi dal progetto della Provincia in favore di Scafa

LETTOMANOPPELLO. Tutto da rifare. È questa la sintesi dei rilievi mossi alla variante al progetto di riqualificazione del parco Lavino da parte dei sindaci dei comuni dell’area magellense Simone D’Alfonso di Lettomanoppello, Alessandro D’Ascanio di Roccamorice, Gabriele Di Pierdomenico di Abbateggio, Antonio D’Angelo di San Valentino ai quali hanno dato appoggio i primi cittadini di Turrivalignani Giovanni Placido e di Sant’Eufemia a Maiella Francesco Crivelli, nell’incontro di qualche giorno fa. Progetto elaborato e deciso dal presidente della Provincia Antonio Zaffiri e dal vice e sindaco di Scafa Maurizio Giancola.
Il progetto, secondo i primi cittadini, favorirebbe la valorizzazione del territorio di Scafa, a scapito delle preesistenze presenti nei territori degli altri comuni che gravitano intorno alle notevoli estensioni del parco Lavino, a fronte di una somma da utilizzare di 3,5 milioni di euro finanziabili con i fondi del Masterplan.
Il progetto iniziale di riqualificazione prevedeva la trasformazione dell’area in un Parco archeologico del bacino minerario della Maiella, coinvolgendo i comuni sul cui territorio insistono le antiche miniere estrattive. Quello attuale predilige la realizzazione di una ciclovia e ferrovia per trenino in territorio di Scafa, paese che sarebbe beneficiario della quasi totalità del finanziamento e che vedrebbe gli altri centri interessati racimolare solo briciole. Ma non si tratta solo di un disequilibrio nella ridistribuzione dei fondi, «bensì», come afferma D’Alfonso, «non è prevedibile che la scelta progettuale sia idonea a rendere veramente attrattivo questo territorio».
«Occorre», fa notare Di Pierdomenico, «anche la messa in sicurezza dei siti minerari visitabili presenti un po’ su tutta la zona pedemontana che necessita di valorizzazione turistica anche dei siti di archeologia industriale».
D’Ascanio aggiunge altri profili di criticità rispetto alla decisione della Provincia, «come l’eccessiva concentrazione di fondi per la realizzazione di interventi di natura ambientale, a detrimento di quelli per la difesa del suolo. In questo modo si liberano fondi per la valorizzazione turistica di altri elementi caratterizzanti, come edifici storici, aree industriali, aree prospicienti le miniere, costruzione di apparati didascalici e didattici, mancata previsione di risorse e modalità organizzative per la gestione del sito e dubbi sulla natura patrimoniale dello stesso, con conseguente incertezza circa l’ente pubblico competente per la gestione, successiva valorizzazione e sicurezza». D’Ascanio definisce «mortificante» la riduzione delle risorse «destinate all'area delle miniere, prevedendo però un recupero superficiale dei sentieri (circa il 3% dei fondi) che non potrà risolvere il tema della sicurezza». In definitiva, i primi cittadini sono d’accordo nel definire inadeguata l’impostazione dell’intervento proposto dalla Provincia, con la previsione di un utilizzo non ottimale di un fondo concepito per lo sviluppo turistico di un’area territoriale».
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