«I soldi promessi non ci sono»

4 Novembre 2015

Maiella e Morrone, sfogo delle dipendenti senza stipendio: annunci beffa, la protesta va avanti

PESCARA. L’hanno annunciato venerdì scorso e i soldi non sono arrivati. Un annuncio uguale è stato ripetuto lunedì scorso e i soldi non sono arrivati lo stesso. Le dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone lo sanno più di tutti gli altri: da 11 mesi sono senza stipendio e anche ieri hanno controllato i loro conti correnti. «Al decimo giorno di occupazione, sui nostri conti non è stato accreditato ancora nulla», dicono, «nonostante le dichiarazioni rilasciate dall’assessore Marinella Sclocco sui giornali o nei vari tg locali».

In una lettera, le dipendenti ripercorrono i loro ultimi 10 giorni: «Il 27 ottobre scorso, in mancanza per l’ennesima volta di risposte concrete sulle condizioni in cui versa l’azienda e sul mancato pagamento di 11 stipendi, abbiamo deciso di iniziare una protesta occupando il Comune di Manoppello». Lunedì mattina, è stata la volta della protesta sotto la sede di Pescara della Regione durante una riunione dedicata all’azienda stretta da 3 milioni di debiti: «Nonostante la presenza sulla strada della maggior parte di noi dipendenti, nessun membro del tavolo di lavoro interno alla Regione, a conclusione della riunione, ha avuto l’accortezza di comunicarci quanto emerso». L’unico a parlare con i lavoratori è stato il presidente della conferenza dei sindaci dell’ambito sociale 35 Sandro Petaccia, assessore a Manoppello. Sempre lunedì, il presidente Pd della Regione Luciano D’Alfonso ha parlato di una «disponibilità a pagare 6 mensilità». Gli ha fatto eco il consigliere regionale Pd Alberto Balducci: «Dopo una prima mensilità, tra pochissimi giorni, i dipendenti ne avranno altre 5».

Ma quella prima mensilità non è ancora arrivata ai lavoratori: forse, i soldi sono stati girati alla comunità montana Maiella e Morrone, l’ente proprietario dell’azienda speciale, e non sono ancora stati accreditati sui conti delle dipendenti. Nel pomeriggio di lunedì, è cominciata l’occupazione del Comune di Abbateggio. «Nonostante il nostro stato di esasperazione che stiamo gridando da tempo e in vari modi, stiamo continuando a garantire i servizi in quanto non possono essere sospesi per il rischio di denuncia penale visto che si tratta di livelli essenziali di assistenza. Inoltre, anche se ricevessimo l’unico stipendio su 11 ancora da percepire, riteniamo necessario portare avanti la nostra protesta finché non verranno mantenute le promesse dichiarate sul pagamento degli stipendi. È ingiusto che, a causa di questa situazione, sia annientata la nostra voglia di lavorare e di mettere in campo con professionalità le nostre risorse. È ingiusto per noi dipendenti, per le mamme, per i bambini disabili e le scuole, per gli anziani e tutte le famiglie che sosteniamo e che hanno già abbastanza problemi. È ingiusto per troppe persone».

Non ci sono certezze, solo promesse e speranze: «La rabbia e la frustrazione per noi che abbiamo operato sempre con dedizione e passione nonostante le difficoltà ad andare avanti senza una retribuzione regolare e puntuale, sono ormai insopportabili. È fondamentale ridare nuova vita ai servizi socio-psico-educativi e assistenziali di questo ambito ma anche dignità alle figure professionali che vi operano già da anni».

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