I tabaccai preparano la protesta «No al controllo dei Green pass»

Dal primo febbraio scatta l’obbligo delle verifiche del certificato verde in molte attività commerciali Il presidente della categoria: «Questo non è il nostro lavoro». La Confesercenti: «I Comuni ci ascoltino»
PESCARA. L’obbligo di controllo del Green pass in un numero sempre maggiore di attività preoccupa. E agita chi dovrà occuparsene dal primo febbraio. I tabaccai, ad esempio, sono pronti alla serrata, come annuncia Antonio Carestia, presidente della Federazione italiana tabaccai di Pescara. Parte dai numeri e fa notare che in media, in Italia, «entrano da noi 13 milioni di persone al giorno, con un “traffico” molto veloce e una serie di attività molto diverse, da svolgere ognuna in pochi secondi. Ora», fa notare, «ci obbligano ad eseguire il controllo del Green pass, verosimilmente all’esterno, per evitare i contagi. Quindi dovremmo uscire dal bancone, controllare e poi tornare dentro a servire il cliente. Avendo tutti una attività a gestione familiare non ci possiamo permettere una persona addetta a questo servizio e comunque si rischierebbe di creare la calca, fuori. E con la postazione scoperta, diminuirebbe la sicurezza. Non è nostro compito fare questi controlli e chiediamo solo di fare il nostro lavoro», conclude annunciando il tentativo di far cambiare idea al governo. «Se dovremo occuparci anche di questo, lo faremo. Ma è impossibile», dice a nome delle 370 tabaccherie della provincia. «E comunque si sta organizzando una serrata per far capire le nostre ragioni».
«Questi controlli creeranno problemi alle attività, dal primo febbraio», dice con preoccupazione dalla Confesercenti la presidente Marina Dolci. «Ci dovrà essere un addetto alla verifica del Green pass, che peraltro contiene dati sensibili, e di certo non possiamo permetterci un addetto alla security». Questa, poi, è solo l’ultima grana per la categoria perché «Pescara è in lockdown anche se non lo dicono. Con queste regole sono tutti a casa, non c’è nessuno in giro e per noi è un periodo davvero brutto, nonostante i saldi. Dal primo febbraio sarà anche peggio. C’è grande preoccupazione perché la cassa integrazione Covid non è stata rinnovata e stiamo usando quella ordinaria, ma le 12 settimane sono poche. Tante serrande continueranno ad abbassarsi e la città rimarrà spenta. Chiediamo che gli amministratori ci siano vicini, che si intervenga sulla Tari e sull’occupazione del suolo pubblico, perché Pescara non può perdere il commercio. La speranza è che si riunisca il tavolo di crisi con il prefetto Giancarlo Di Vincenzo per confrontarci anche con gli amministratori la cui voce deve arrivare fino alla Regione e fino a Roma. Di certo la soluzione non è il commercio on line».
Dalla Federalberghi, la vice presidente Cecilia Rubaudo non è preoccupata più di tanto del Green pass, che «viene percepito come una maggiore garanzia per gli ospiti», ma per «la situazione generale che ci porta all’autunno di due anni fa. Arrivano disdette a valanga», per questi giorni, per via dell’aumento dei contagi. «C’era qualche richiesta per primavera ma si sta rimandando tutto all’autunno per cui andiamo verso un’altra stagione bruciata: non credo che, in queste condizioni, saranno organizzati eventi a primavera. Per l’estate, invece, sono confermati gli appuntamenti sportivi, a Pescara. Quindi si punterà sui mesi caldi, quando il virus sembra meno aggressivo, ma non si vive con tre mesi di lavoro. Perdere la terza primavera è pesante».
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