I terreni Solvay comprati a 1 euro: il sindaco di Bussi assolto dal falso

In cinque erano accusati dopo l’acquisizione delle aree a un prezzo simbolico da parte del Comune Salvatore Lagatta: ora si rafforza ancora di più il mio impegno affinché tutto il territorio sia bonificato
BUSSI SUL TIRINO. Un’assoluzione con il rito abbreviato e quattro proscioglimenti. Si chiude così, davanti al gup Antonella Di Carlo, il procedimento che vedeva imputati il sindaco di Bussi sul Tirino, Salvatore Lagatta, l’assessore Diego La Neve, due tecnici dello stesso Ente, Anna Parisi e Antonio D’Angelo, e il rappresentante della Solvay, l’ingegnere Marco Colatarci.
Erano comparsi davanti al gup perché accusati di falso in relazione alla cessione dei terreni inquinati denominati discariche 2A e 2B, e dei terreni limitrofi allo stabilimento Solvay di Bussi. Un atto che prevedeva il passaggio di proprietà di quelle aree da Solvay al Comune per un valore simbolico di 1 euro.
Secondo quanto contenuto in un esposto che fece scattare l’inchiesta (firmato da Angelo Melchiorre, Demetrio Setta e Sonia Del Rossi), e stando alle imputazioni formulate in seguito dalla procura (il fascicolo venne istruito dal pm Salvatore Campochiaro), in quell’affare ci sarebbero state delle irregolarità.
Ma così non è secondo il gup che ieri ha sostanzialmente azzerato l’inchiesta, assolvendo il rappresentante di Solvay per non aver commesso il fatto, e disponendo il non luogo a procedere nei confronti degli altri quattro imputati.
La pubblica accusa (ieri rappresentata in aula dal pm Anna Benigni) aveva comunque chiesto l’assoluzione per Colatarci e il rinvio a giudizio per tutti gli altri. «Siamo lieti di questo risultato», dichiara a fine udienza l’avvocato Dario Bolognese della difesa Solvay, «d’altronde avevamo chiesto il giudizio abbreviato proprio perché confidavamo in una assoluzione veloce per togliere questa imputazione all’ingegnere Colatarci che non la merita».
E soddisfazione ha espresso anche il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta: «Speravo in una definizione del genere. L’unica cosa che voglio dire adesso, è che da domani si rafforza ancora di più il mio impegno affinché le discariche 2A e 2B, e comunque tutto il territorio di Bussi, venga bonificato. Questa udienza di oggi mi dà la forza per andare avanti. Adesso confido nella sentenza del Consiglio di Stato che spero esca presto e sancisca definitivamente che l’annullamento della gara fatta a suo tempo crea un danno su tutto il territorio. Ero comunque consapevole di non aver commesso nessun falso», va avanti Lagatta, «e, se pure c’era stata qualche superficialità, era solo per la voglia di addivenire in tempi brevi alla bonifica: con quella delibera contestata dalla procura avevamo espresso la volontà immediata di dare inizio alle opere di bonifica che ancora oggi non sono partite. In realtà», prosegue il sindaco di Bussi, «c’era stata una aggiudicazione di gara definitiva e in Italia la legge dice in modo chiaro che una volta aggiudicata la gara entro 60 giorni, il Ministero avrebbe dovuto firmare il contratto con la ditta che aveva vinto l'appalto, per cui non pensavo di fare un atto illegittimo».
Amministratori e tecnici comunali erano accusati di aver «falsamente dichiarato nella delibera di giunta n. 44 del 15 maggio 2018, che si era verificata la condizione prevista nell’accordo di programma per la gara pubblica per l’affidamento della progettazione esecutiva ed esecuzione degli interventi di bonifica delle “aree esterne Solvay”. Accordo licenziato il 3 maggio 2017 tra ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio, Regione Abruzzo, Comune di Bussi e Solvay e cui era subordinata la cessione delle aree, relativa all’avvenuta stipula del contratto di appalto dei suddetti interventi di bonifica del Sin di Bussi».
In più, D’Angelo aveva un altro falso contestato con Colatarci in quanto, sottoscrivendo a Livorno, il 24 maggio 2018, il contratto di cessione dei terreni, che si basava sulla delibera incriminata e su un certificato del Comune di Bussi ritenuto dall’accusa falso, avrebbero tratto in inganno il notaio rogante, davanti al quale venne appunto firmato l’atto di cessione delle aree.
Ma il giudice Di Carlo ha ritenuto che quelle accuse non erano sufficienti per reggere un dibattimento, per cui ha deciso per il non luogo a procedere per amministratori e tecnici del Comune di Bussi.
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