I vaccini frenano i ricoveri, ma i contagi non si fermano

Albani (Referente regionale emergenze): «Io renderei obbligatoria l’iniezione per tutti»
Nonostante il trend del contagio in crescita, i dati abruzzesi confermano l'efficacia dei vaccini: i ricoveri, seppur in graduale aumento, crescono a ritmi inferiori rispetto al passato, quando l'arma principale contro il Covid-19 non era ancora disponibile.
«I contagi aumentano, ma ciò che conta è che, grazie ai vaccini, non c'è una particolare pressione ospedaliera», afferma il referente regionale per le emergenze, Alberto Albani, il quale però non nasconde le sue preoccupazioni per i prossimi mesi: «Se il virus continua a circolare a questi ritmi, in autunno potrebbe colpire gran parte dei non vaccinati, con tutto ciò che questo comporta».
IL CONFRONTO
I numeri dei ricoveri confermano gli effetti della campagna vaccinale. Negli ultimi sette giorni, con un dato sugli attualmente positivi che è oscillato tra le 1.471 e le 1.821 unità, in ospedale ci sono state mediamente 43 persone (da un minimo di 39 ad un massimo di 50), con un solo paziente in terapia intensiva. Nel periodo in questione il rapporto tra ricoveri e casi attivi è del 2,5% circa. Solo due mesi fa, a giugno, quando gli effetti della vaccinazione erano già evidenti, ma non quanto oggi, a parità di attualmente positivi, in ospedale c'era una media giornaliera di 81 ricoveri (circa il 4,5% dei positivi), cioè quasi il doppio, con quattro pazienti in rianimazione. Ancora più significativo il confronto con la settimana tra il 10 e il 17 ottobre, periodo in cui la campagna vaccinale non era ancora partita: in ospedale c'era il 9% delle persone complessivamente positive al virus.
In particolare, con un numero di casi attivi paragonabile a quello odierno, i ricoveri erano stati in media 152 al giorno, con oltre dieci persone in terapia intensiva.
IN AUMENTO
Spinti dai tanti contagi di questi giorni, le ospedalizzazioni, seppur a ritmi molto più bassi rispetto al passato, sono comunque in aumento.
Nelle ultime ore sono cresciute di sei unità e sono salite a 50: in particolare, 49 persone (+6) sono in area medica e una (invariato) è in terapia intensiva. Il tasso di occupazione dei posti letto resta all'1% per le rianimazioni e sale al 4% per l'area medica, comunque lontano dalle soglie da zona gialla, rispettivamente del 10 e del 15%. La stragrande maggioranza delle persone al momento in ospedale non è vaccinata oppure ha ricevuto una sola dose.
RISCHI
«I rischi», afferma Alberto Albani, a capo della task force sul coronavirus, «sono più che altro in prospettiva. Se il virus circolerà rapidamente potrebbe colpire gran parte dei non vaccinati e il sistema sanitario potrebbe andare in affanno. In qualche modo, un eventuale passaggio in zona gialla, arancione o rossa sarà dovuto proprio ai non vaccinati».
Nonostante il Green pass abbia dato un impulso, secondo l'esperto «c'è ancora una percentuale importante di popolazione non vaccinata».
«Io», osserva Albani, «avrei messo il vaccino obbligatorio, perché si è rivelato uno strumento efficacissimo. In passato è già accaduto. Si pensi, ad esempio, al vaiolo, che è stato sconfitto grazie al vaccino obbligatorio».
NUOVI CASI
Intanto i nuovi casi delle ultime ore sono 25. Sono emersi, come ogni lunedì, da un basso numero di tamponi molecolari, 1.252: è risultato positivo il 2% dei campioni. Eseguiti anche 886 test antigenici.
«È presto per dire se il picco sia già superato, i dati sono contrastanti al momento, ci siamo stabilizzati su certi numeri, ma dobbiamo monitorare i prossimi giorni», afferma Albani.
I nuovi positivi hanno età compresa tra 2 e 100 anni. I guariti delle ultime ore sono 46. Non si registrano decessi: il bilancio delle vittime è fermo a 2.515.
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