I vertici della Asl in Comune: in affanno per carenza di medici

1 Marzo 2022

Quasi 70mila accessi nel 2021 (12mila da Chieti) e oltre novemila pazienti Covid da febbraio 2020 Il manager Ciamponi: «Ai concorsi non si è presentato quasi nessuno, stiamo aprendo agli stranieri»

PESCARA. Non una sola soluzione ma un ventaglio di azioni, e cioè più personale e più posti letto, una centrale operativa unica del 118 di Pescara e Chieti e un bed manager, per gestire al meglio i posti letto. La Asl di Pescara annuncia come si sta muovendo per affrontare le spine del pronto soccorso dove l’iper afflusso di pazienti, le lunghe attese e l’impossibilità di ricoverare tutti in tempi rapidi ha portato i consiglieri comunali di centrosinistra a chiedere una seduta straordinaria del consiglio, che si è svolta ieri pomeriggio.
Sono stati il manager della Asl Vincenzo Ciamponi, il direttore sanitario della Asl e quello dell’ospedale di Pescara, Antonio Caponetti e Valterio Fortunato, con il primario dell’Unità operativa complessa di medicina e chirurgia d’urgenza Alberto Albani, a spiegare di fronte ai sindacati come si sta muovendo l’azienda ma anche a fornire una serie di numeri. E i dati parlano di 68.447 accessi al pronto soccorso nel 2021 (89.679 nel 2019), con 15.667 ultrasettantenni (di cui il 37,5% ricoverati) e 9.230 pazienti Covid transitati sempre al pronto soccorso da febbraio 2020, di cui 4.262 ricoverati.
Un’istantanea critica dell’esistente è arrivata da Stefania Catalano, consigliera comunale del Pd, che ha vissuto di persona un’esperienza al pronto soccorso. «Una bella struttura, inaugurata sette mesi fa, ma non funzionale per il numero degli utenti. Ho visto il personale lavorare in maniera incessante, ma i familiari non riuscivano ad avere notizie dei pazienti, da fuori, c’erano anziani a volontà sui lettini, mancava l’acqua e non bastavano le sedie per trasportare i pazienti», ha detto chiedendo al sindaco Carlo Masci «un confronto con la Asl e con la Regione», ieri assente, perché «mancano risorse umane e strutturali».
Albani si è sentito sotto accusa, con il suo personale, ma ha snocciolato i numeri che raccontano di un’attività davvero pesante, che comprende anche «i 12mila pazienti della provincia di Chieti che ogni anno vengono da noi». «Oltre al nostro lavoro dobbiamo fare quello della Medicina e di un reparto Covid, gestendo i pazienti in attesa di ricovero (basti pensare ai 500 pannoloni a settimana consumati), mentre i reparti non possono dimettere. Tutto con “quattro gatti” di medici perché non ce ne sono, a livello nazionale». Le soluzioni? «Quattro medici (già reperiti) integreranno l’organico, ma non tutti subito. Si sta istituendo il bed manager, avremo altri posti letto, una dozzina al pronto soccorso Covid e 70-80 dal privato, e va attivata la centrale unica del 118 per destinare i pazienti a Chieti quando a Pescara c’è la fila. Poi, c’è un centralino che risponde ai parenti dei pazienti e l’acqua viene distribuita tre volte al giorno. Ma trovo assurdo stare qui a difendermi».
«Se c’è da migliorare lo faremo, per i problemi organizzativi», ha detto Ciamponi, «ma la carenza di personale è un tema di rilevanza nazionale e stiamo aprendo a medici non italiani», su input della Regione, «visto che alle procedure concorsuali non si è presentato quasi nessuno. Un impulso importante arriverà dagli ospedali di comunità e dalle case di comunità ma anche dal bed manager », ha proseguito. «Il problema dell’iper afflusso», ha fatto notare Caponetti, «si porta dietro quello dei posti letto», insufficienti tant’è che la Asl ha «fatto ricorso ai letti del privato, per l’emergenza Covid, e proseguiremo anche dopo la fine della pandemia. Saranno messe in atto anche altre procedure, visto che per le case di comunità e gli ospedali di comunità serviranno un paio di anni. A Penne saranno recuperati una ventina di posti letto e si valuta di aumentare i posti alla Rsa di Tocco. Resta la difficoltà di reperire medici, anche nelle sedi periferiche». «Si ha la percezione di persone che si accumulano al pronto soccorso ma lì i pazienti vengono stabilizzati e tenuti sotto controllo», ha detto Fortunato. Certo, il Covid «ha comportato una riduzione dei medici, e poi c’è la questione degli anziani: per loro c’è la difficoltà del pre e post ricovero. Le Rsa e l’Adi non lavorano come dovrebbero e mancano medici per la lungodegenza».