Il 31 marzo finisce l’emergenza Ma lo smart working va avanti

Il 31 marzo finirà lo stato d’emergenza ma non lo smart working. La possibilità di ricorrere al lavoro agile nel settore privato senza l'accordo individuale tra datore e lavoratore - secondo, cioè,...
Il 31 marzo finirà lo stato d’emergenza ma non lo smart working. La possibilità di ricorrere al lavoro agile nel settore privato senza l'accordo individuale tra datore e lavoratore - secondo, cioè, regole e percorsi molto semplificati rispetto alla normativa ordinaria contenuta nella legge n. 81/2017 - è stata prorogata infatti al 30 giugno, così come la possibilità di lavorare da casa per i lavoratori fragili. Lo prevede il nuovo decreto Covid appena approvato dal Governo. Nel settore pubblico, invece, la modalità di lavoro prevalente resta quella in presenza.
LE REGOLE. I datori di lavoro, come accade dall’inizio della pandemia, potranno disporre unilateralmente, e con forme semplificate, lo svolgimento del lavoro agile, senza necessità di firmare accordi scritti con ciascun lavoratore (basterà una semplice email). Le comunicazioni amministrative al portale del Ministero del lavoro (Cliclavoro) sull’attivazione del lavoro agile potranno ancora essere fatte, come accade oggi, con modalità semplificate (elenco nominativo del personale in smart working, corredato da poche e semplici informazioni, senza necessità di allegare accordi). Infine le intese sindacali continueranno a non essere necessarie ma solo facoltative, e vincoleranno le aziende solo se queste applicheranno un contratto nazionale o un accordo di secondo livello che disciplina il lavoro agile (come previsto dal protocollo firmato dal Ministero del lavoro e le parti sociali lo scorso 7 dicembre).
IL DISEGNO DI LEGGE. Nel frattempo la commissione Lavoro della Camera ha trovato l’accordo sul disegno di legge del dopo pandemia e smart working che raggruppa una decina di proposte arrivate dai partiti e mira a sostituire la normativa vigente. La prima novità riguarda il ruolo dell’accordo individuale. Oggi infatti la normativa stabilisce che può bastare un accordo individuale tra lavoratore e azienda per stare in smart working. Il testo approvato in commissione conferma l’obbligo dell’accordo individuale (tanto che per le aziende che non lo fanno si profila il comportamento antisindacale) ma dice anche che certe questioni vanno per forza normate dalla contrattazione nazionale di categoria e/o da un accordo aziendale o territoriale. In particolare gli accordi collettivi dovrebbero stabilire eventuali agevolazioni sullo smart working per alcune categorie (genitori, caregiver, fragili) oltre che il diritto alla disconnessione (chi non lo rispetterà andrà incontro a sanzioni). Il nuovo testo definisce inoltre smart working solo quello in cui si lavora fuori dall’ufficio per almeno il 30% del tempo. Con una percentuale inferiore, non serviranno gli accordi individuali.

