Il Bergogliano d’Abruzzo sempre fuori dagli schemi

Se oggi la Perdonanza è diventata patrimonio dell’Umanità e fulcro del Giubileo il merito va attribuito prima di tutto a lui, al frate francescano vicino agli umili
È morto un uomo che non amava le mezze misure. È morto un frate a cui le gerarchie della Chiesa stavano strette. È morto un benefattore per il quale Celestino V non era un “santino” da sbandierare per “frizzi e lazzi” ma guida ed esempio di vita al servizio dei poveri e dei deboli. Padre Quirino era questo ma non solo. Nel 2021, sul numero 129 della Perdonanza (la rivista da lui fondata) scrisse poche righe su Papa Francesco che lette oggi sembrano quasi autobiografiche: “Il Papa fuoriesce dagli schemi, crea scompiglio, disorienta, non è facile da inquadrare la sua persona e la sua opera. Per ammirarlo ci vorrà tempo e preparazione altrimenti ogni giudizio può scivolare nel banale, nell’alveo della offesa e della denigrazione”. Miglior ritratto su Padre Quirino non potrebbe essere scritto. Lui è stato, per la comunità religiosa aquilana, quello che il professor Raffaele Colapietra è stato per la società civile. Uomini di profonda umanità che avevano però un difetto che ha finito per emarginarli entrambi: andare in giro a testa alta dicendo “scomode” verità.
Negli anni in cui ne è stato rettore la basilica di Collemaggio è stata fucina di idee e di iniziative. Ho un ricordo personale che risale ai primissimi anni Ottanta del secolo scorso. Coinvolse molti giovani della diocesi per una rappresentazione dei Magi che portano doni a Gesù. Lì scoprii che Padre Quirino era anche musicista, autore di testi, sceneggiatore, regista, direttore di coro. Nel 1994 ospitò a Collemaggio persino il Dalai Lama contravvenendo agli ordini delle autorità ecclesiastiche del tempo.
Il suo capolavoro è stata però la “rinascita” della Perdonanza. Sgombriamo il campo dalle mezze misure che a lui non piacevano: se oggi la Perdonanza è diventata patrimonio dell’Umanità e fulcro del Giubileo che Papa Francesco aprirà fra qualche settimana a Roma, il merito va attribuito prima di tutto a lui. Solo per questo, già in vita, avrebbe meritato un monumento e invece è stato quasi sempre tenuto lontano dai momenti in cui si prendevano le decisioni su programmi e iniziative.
L’ultima grande amarezza l’ha avuta nel 2020 quando il Comune ordinò la demolizione del complesso che a piazza d’Armi ospita la chiesa e la mensa dei poveri e che fu realizzato nel post-sisma anche con i fondi donati dai lettori del Centro. L’ordinanza finora non è stata eseguita ma presto qualcuno tornerà all’attacco. Per tutta la vita si è battuto contro il verso dantesco sulla presunta viltà di Celestino V, il Papa Santo che, nel 1294, si dimise dopo 5 mesi di pontificato. A fine 2021 scrisse: “La viltà di Celestino? È solo una calunnia, bisognerebbe presentare una denuncia contro ignoti per falso in atto pubblico, istigazione al vilipendio della onorabilità di un giusto”. Sulla pace aveva le idee chiare: “La pace ci fa liberi, liberi di essere felici, di aiutare, di amare, di vivere bene”.
Aveva anche una sua decisa posizione sul perché nel mondo c’è tanta povertà. In un articolo pubblicato sul Centro si scagliò contro la politica monetaria di banche e politici che “fanno solo l’interesse dei ricchi”. Padre Quirino, naturalmente, non era solo uomo “spigoloso”. La sua grande umanità l’ha dimostrata accorrendo a lenire il dolore causato da lutti o da gravi malattie. Me lo trovai di fronte mentre, il 10 aprile del 2009, entravo nella scuola della Guardia di Finanza dove di lì a poco si sarebbero celebrati i funerali delle vittime del terremoto. Un abbraccio, uno sguardo e una preghiera.
In quel momento non c’era molto da dire. Padre Quirino non ha dimenticato quel dolore. Ogni anno, l’8 dicembre, chiamava nella chiesa di San Bernardino a piazza d’Armi, genitori, parenti, amici dei giovani aquilani deceduti in incidenti, calamità o malattia. Alla fine della messa tirava fuori un grande libro con le foto dei defunti i cui nomi venivano letti a voce alta. Quel libro si chiama “Gemme di vita”. È bello immaginare che sulla copertina di quel volume da oggi ci sarà la foto di Padre Quirino che starà già abbracciando quei tanti angeli volati troppo presto in cielo.
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