Il capo dei banchieri difende l’euro: «Un vero miracolo»

La realtà quotidiana, l'abitudine e consuetudine, non devono far dimenticare che l'Euro è un vero e proprio miracolo della ragione e della volontà, un esperimento arditissimo da difendere e...
La realtà quotidiana, l'abitudine e consuetudine, non devono far dimenticare che l'Euro è un vero e proprio miracolo della ragione e della volontà, un esperimento arditissimo da difendere e rafforzare quotidianamente. Si è trattato di una esperienza straordinaria ed inedita. Infatti per la prima volta una moneta si è affermata non dopo una conquista militare, non dopo la annessione di uno Stato ad un altro, ma per libera scelta di Stati e popoli. L'Euro è la prima moneta sovranazionale che non è "conseguenza" dell'esistenza di un vero e proprio Stato, non è espressione di una sovranità. O meglio, essa è espressione di una sovranità nuova, comune, paritetica tra Stati e popoli che prende le mosse, origina e sugella una unione economica prima che politica. In effetti la nascita dell'Unione Europea ha visto l'integrazione economica e monetaria come fattore trainante, in un sistema di governo ancora fragile, con un Parlamento Europeo che non aveva ancora acquisito la pienezza della sovranità e la Commissione Europea espressione dei Governi e che si regge su un voto, anche se non propriamente, sostanzialmente "di fiducia", del Parlamento Europeo. L'Euro è, quindi, espressione dell'autonomia e dell'unione delle Banche centrali europee, del primato del mercato e dell'economia anche sulla politica: le Banche centrali hanno infatti rafforzato il loro prestigio e la loro autonomia che viene reciprocamente consolidata nella Banca Centrale Europea (BCE).
Ma essa è anche il frutto del sostanziale Trattato di pace europeo realizzato dopo la fine di quarant'anni di guerra fredda e di Europa divisa drammaticamente in due dopo la rovinosa seconda guerra mondiale. La caduta del muro di Berlino nel 1989 favorì, infatti, la pacifica riunificazione di una Germania non solitaria, ma ancor più fortemente integrata in un'Europa unita innanzitutto economicamente da una moneta unica comune, l'Euro. Ora il passare degli anni rischia di far dimenticare com'è nato e cosa è l'Euro di fronte a tensioni finanziarie internazionali che rischiano di disgregare con l'Euro anche quel Trattato di pace e di fare arretrare, di molto, anche la costruzione di una Europa che fatica a crescere non in latitudine, ma in consapevolezza, autorevolezza e forza.
La crisi finanziaria ed economica internazionale, nata e originata lontano da noi, ma ora tremendamente vicina e presente nelle economie europee, rimette in discussione valori e talvolta anche la stessa storia ideale della moneta unica che è e deve rimanere, invece, un fondamentale elemento di stabilità.
Non siamo certo alla vigilia di nuovi conflitti militari in Europa simili a quelli tragici della prima metà del Novecento, ma non deve essere dispersa la memoria storica di quelle tragedie, dei successivi sogni di un'Europa pacifica e solidale come non c'era mai stata. Ora il rischio è di una forte recrudescenza di guerre economiche e fiscali fra i vari paesi europei, con una durissima concorrenza finanziaria (che è già inizialmente in atto) per attrarre capitali e favorire lo sviluppo individuale dei singoli Paesi (…) Occorre, innanzitutto in Italia, ridurre decisamente l'enorme debito pubblico che schiaccia le istituzioni e grava sull'economia produttiva.Ciò deve avvenire necessariamente senza appesantire ulteriormente le imprese, le famiglie e le loro potenzialità di sviluppo; questo significa realizzare con decisione forti privatizzazioni da destinare non alla spesa corrente, ma alla riduzione del debito cresciuto nei decenni ed una decisa, profonda, coraggiosa revisione dei centri di costo e spesa della macchina amministrativo-burocratica dello Stato, in tutte le sue declinazioni. (…) Solo così si innesterebbe un circuito non più vizioso. Solo così si creerebbero i presupposti per la ripresa dello sviluppo, solo così possiamo presentarci, credibili e rafforzati, ai prossimi, importanti, appuntamenti europei.

