Il capo della baby gang tace L’avvocato: il carcere è troppo

Il giovane accusato dalla polizia per una serie di colpi in centro e a Porta Nuova sceglie il silenzio Per il gip Di Carlo è uno «spregiudicato» e ha già dimostrato in passato la propensione a rubare
PESCARA. È rimasto muto e si è avvalso della facoltà di non rispondere Mohamed Chahid, il 19enne originario del Marocco che la polizia ha arrestato per una serie di furti e tentati furti avvenuti nel 2015 tra il centro e Porta Nuova. Il giovane, assistito dall’avvocato Antonio Di Matteo, ha deciso di non parlare per cui non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo, alla presenza del pubblico ministero Andrea Papalia.
Chahid, detto Simone, è in carcere da novembre, quando è stato arrestato per la rapina ai danni di un quindicenne effettuata nell’area di risulta della stazione, dove il ragazzino è stato avvicinato da tre giovani che lo hanno seguito su un bus e gli hanno portato via il cellulare. Nei giorni scorsi gli è stata notificata la nuova misura cautelare e ieri, dopo l’interrogatorio di garanzia, il gip ha disposto che il 19enne resti in carcere, ma il suo difensore sta valutando di presentare un’istanza per ottenere gli arresti domiciliari. Sono diversi gli episodi di cui deve rispondere il ragazzo di origine marocchina, già finito nei guai a luglio dell’anno scorso quando è stato fermato perché ritenuto responsabile di un raid nei negozi di piazza San Francesco e viale Kennedy, dove sono avvenuti cinque furti e due tentati furti.
Stavolta gli viene contestato di far parte di una banda di ladri, composta da undici giovani, tra cui uno che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e un ventenne che ha fatto rubare un pacchetto di patatine al figlio di due anni in uno stabilimento balneare per poi complimentarsi con il piccolo e vantarsi del primo furto messo a segno dal bimbo, mentre lui si preoccupava di registrare tutto con il telefonino. Solo Chahid è stato arrestato mentre altri due, Davide e Jhonny Di Pietrantonio, padre e figlio, di 40 e 19 anni, sono stati sottoposti all’obbligo di dimora. I due si sarebbero occupati della compravendita di una serie di attrezzi da lavoro rubati e il figlio è stato anche trovato in possesso di 94 grammi di marijuana, nel momento in cui il personale della squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha perquisito la casa. Tutti gli altri sono stati solo denunciati.
I furti e i tentati furti di cui è accusato Chahid, con la complicità di altri giovani e anche della sua fidanzata, sono avvenuti in due bar, una tabaccheria, un’abitazione e un negozio di abbigliamento, sempre dopo aver forzato o infranto porte e vetrine, come dimostrano alcune riprese video. Il marocchino e il 17enne, poi, avrebbero sfilato un portafogli dalle tasche di un mendicante incontrato sul bus. La condotta di Chahid è stata ritenuta «indubbiamente grave» dal gip che ha messo in evidenza la «spregiudicatezza» del giovane, la cui «propensione» a rubare è già emersa in passato. A ciò si aggiunga che lui e altri agivano sotto l’effetto della droga, utile a dare la carica per entrare in azione.
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