Il cardinale: «Prego per loro» Appello alla pace dei kosovari

L’AQUILA. Sconvolta dalla notizia del ferimento di undici alpini del Nono Reggimento negli scontri in Kosovo, la città dell’Aquila – con tutto l’Abruzzo – si stringe intorno ai militari colpiti,...
L’AQUILA. Sconvolta dalla notizia del ferimento di undici alpini del Nono Reggimento negli scontri in Kosovo, la città dell’Aquila – con tutto l’Abruzzo – si stringe intorno ai militari colpiti, mentre attende di riabbracciarli.
LE AUTORITà RELIGIOSE
Dopo le autorità civili – in primis il governatore abruzzese Marco Marsilio e il primo cittadino Pierluigi Biondi – ieri è intervenuto anche il cardinale e arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi, che ha manifestato al comandante del nono reggimento alpini Mario Bozzi «la solidarietà e la prossimità personale e dell’intera comunità ecclesiale aquilana» agli alpini rimasti feriti. Petrocchi ha assicurato «una fraterna preghiera» affidando «i cari militari e le loro famiglie all’intercessione di San Celestino V, nell’anno giubilare della Perdonanza».
LA COMUNITà DI KOSOVARI
Ma all’Aquila si è anche mobilitata la comunità locale di cittadini di origine kosovara. «In qualità di presidente dell’associazione culturale Rilindja esprimo, a nome di tutta la comunità kosovara dell’Aquila, la più profonda solidarietà e vicinanza ai nostri alpini del Nono Reggimento L’Aquila e auguro una pronta e rapida guarigione ai militari feriti in Kosovo», scrive Abdula Salihi, continuando: «Ci rassicura e ci rende felici il messaggio del comandante Bozzi, il quale ci ha informato sulle loro condizioni di salute, in quanto le ferite riportate sono lievi, permettendo così un rientro a breve in Italia e, in particolare, all’Aquila».
Continua il presidente dell’associazione culturale con sede all’Aquila, lanciando un appello alla pace per il Paese balcanico: «Voglio ricordare che l’Italia, sin dal 1991, è sempre stata presente in tutte le missioni militari internazionali umanitarie di stabilizzazione e di pace avvenute nei Balcani, conflitti determinati dal processo di disgregazione della Repubblica Jugoslava, le più drammatiche sono state la guerra Serbo-Bosniaca e quella del Kosovo. Tutte le vicende sono state seguite dalle principali organizzazioni internazionali. Le ultime aree di guerra sono controllate dalle forze militari Kfor che ha l’obiettivo di ristabilire l’ordine e la pace, soprattutto dopo le vicende di queste ultime settimane dovute al risultato delle elezioni del 23 aprile, che hanno visto la vittoria dei tre politici di etnia albanese, una minoranza e in quell’area del Kosovo rispetto ai serbi. Da ciò si evince che, a tutt’oggi, i colloqui tra i due Paesi (Serbia-Kosovo) non sono risolutivi, ma, purtroppo, restano molto oscillanti. L’intervento da parte dei grandi leader mondiali è stato tempestivo, ci auguriamo anche che sia risolutivo una volta per tutte e che possa esserci, così, finalmente, per queste nazioni afflitte da tante difficoltà, al più presto il riconoscimento reciproco, tale da aprire la strada per una futura adesione all’Unione europea e quindi alla pace».
IL LEGAME L’AQUILA-KOSOVO
Non è un caso che la comunità di kosovari all’Aquila si mobiliti al fianco degli alpini di stanza nel capoluogo. Tra la città e il Paese balcanico c’è infatti un forte legame. A riprova di questo, nei giorni scorsi il sindaco Pierluigi Biondi ha annunciato un suo viaggio in Kosovo previsto per la prossima settimana – che sarebbe stato fissato prima della notizia del ferimento dei militari italiani negli scontri di lunedì – insieme all’associazione nazionale Alpini «nell’ambito di un progetto che vede L’Aquila in prima fila in favore delle popolazioni locali. In quell’occasione testimonierò alle nostre penne nere, ancora una volta, l’affetto che l’intera comunità prova nei loro confronti».
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