Il caso di Nadia e Bartolo La Procura chiude il cerchio

5 Maggio 2018

Indagini concluse dopo il blitz della polizia con le telecamere di Giulio Golia  Il 35enne smascherato, e indagato, per anni avrebbe spillato soldi alla coppia

PESCARA. La giustizia presenta il conto all’uomo che avrebbe approfittato dell’ingenuità di Nadia e Bartolo, la coppia di pensionati di Pescara raggirata per anni. La Procura ha infatti chiuso le indagini a carico di Carmine Di Felice, 35enne pescarese, che deve rispondere di circonvenzione di persone incapaci e di millantato credito.
La storia commovente dei due coniugi è venuta alla luce grazie a un servizio di Giulio Golia della trasmissione “Le Iene” intervenute su denuncia delle due figlie della coppia. Nadia e Bartolo sono persone semplici e ingenue. Sono molto conosciuti in città perché spesso si vedono prendere un autobus, girare a piedi pieni di pacchi e pacchetti, vittime probabilmente di accaparramento compulsivo. Trascorrono il loro tempo sempre insieme e si aiutano in tutto. I due vivono grazie alla pensione di invalidità e vent’anni fa sono rimasti soli perché il tribunale tolse loro le due figlie. Le ragazze sono per un caso riuscite a rintracciarli e hanno scoperto il raggiro. Di Felice, con la scusa di far avere un lavoro a Bartolo, si faceva consegnare i soldi della pensione che i due andavano a prendere alle Poste ogni mese. Il 2 febbraio scorso, oltre alle Iene, è intervenuta “in diretta” la squadra Mobile in borghese, che ha trovato addosso a Di Felice la pensione di 1.100 euro ritirata poco prima dalla coppia. Secondo il pm Andrea Papalia, l’indagato avrebbe «abusato delle condizioni di infermità e - si legge nell’avviso di conclusione delle indagini - dello stato di deficienza psichica della coppia», inducendola a «consegnargli in diverse occasioni, generalmente con cadenza mensile pressoché in corrispondenza temporale con la riscossione della pensione, somme di denaro contante prelevate dai loro libretti postali». Tutto questo, «anche facendo loro credere pretestuosamente e falsamente trattarsi di somme dovute a titolo di compenso per sue asserite attività finalizzate al conseguimento di un posto di lavoro per Bartolo».
Di Felice faceva credere ai due di essere in contatto con il sindaco e il vice sindaco di Pescara per una proposta di lavoro. Di qui l’accusa di millantato credito: «Avrebbe esibito alla coppia una falsa dichiarazione di impegno del vice sindaco di Pescara per l’avviamento al lavoro di Bartolo, dichiarazione manoscritta e recante la falsa firma del vice sindaco».
La storia ha avuto una rilevanza mediatica nazionale, suscitando tanta commozione. I due sono stati anche ricevuti dal sindaco Marco Alessandrini in segno di solidarietà. Di Felice, che ha sempre negato tutto, ha venti giorni di tempo per presentare memorie difensive. Nadia e Bartolo invece si sono ripresi la loro vita, hanno ritrovato l’affetto delle figlie e ripulito casa. Ora possono anche sperare di avere giustizia.
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