Il caso Straccia si riapre in Molise

10 Settembre 2014

Nuovo fascicolo a Campobasso. Il legale dello studente morto: omissioni in Abruzzo

PESCARA. Nuovo capitolo della vicenda di Roberto Straccia, lo studente all’università di Pescara scomparso il 14 dicembre del 2011 e trovato morto sul litorale di Bari il 7 gennaio del 2012. La procura di Campobasso, come ha spiegato l’avvocato della famiglia Straccia Marilena Mecchi, ha aperto un fascicolo.

«La procura di Campobasso, competente a giudicare sull'operato dei magistrati del distretto di corte d'appello dell'Aquila» ha riferito l'avvocato Mecchi, «ha riunito in un unico procedimento i due fascicoli aperti all'Aquila dopo le nostre denunce. Nei giorni scorsi», aggiunge Mecchi, «abbiamo presentato anche alla procura di Pescara una richiesta ufficiale di riapertura delle indagini». La famiglia di Straccia, quindi, non si rassegna e continua a voler cercare la «verità», a voler sapere cos’è accaduto al figlio, lo studente originario di Moresco in provincia di Fermo trovato morto a 24 anni. A Pescara il pm che aveva seguito il caso era stato Giuseppe Bellelli che, dopo approfondite indagini, aveva chiesto l’archiviazione poi accolta dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea. Era stato il gip a escludere la presenza di «condotte penalmente rilevanti» e a scrivere: «Non ci sono ragioni per credere che qualcuno volesse aggredire, malmenare o assassinare Roberto». Dopo l’archiviazione, il legale della famiglia aveva presentato una querela alla procura generale dell’Aquila lamentando «l’inquinamento delle prove e l’omissione di atti di ufficio». Così, è stato aperto il fascicolo a Campobasso. La famiglia del povero studente continua, quindi, a cercare la «verità» e, come aggiunge ancora il suo avvocato, «siamo disposti ad arrivare fino alla Cassazione. Faremo tutto ciò che è necessario per accertare la verità».

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