Il Cnr: così Accumoli si è spostata
Il satellite registra uno slittamento di 16 centimetri e un abbassamento di 20
ROMA. Se nei giorni scorsi si è saputo che il terreno nei pressi dell’epicentro di Accumoli si è abbassato di 20 cm, giunge ora notizia che il suolo si è spostato anche lateralmente di 16 cm. Un ordine di grandezza comparabile con quello dei due precedenti terremoti. Lo rivela un’analisi delle immagini radar acquisite dai satelliti Sentinel-1A e Sentinel-1B del Programma Europeo Copernicus, che ha consentito ad un team di ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (Irea) di ottenere nuove informazioni riguardanti il campo di deformazione del suolo. «Siamo riusciti a ricostruire non soltanto la componente verticale della deformazione, ma anche quella orizzontale», spiega Riccardo Lanari, direttore del Cnr-Irea. Nel caso dello spostamento verso ovest e verso est, lo slittamento è stato di 16 cm in un punto a nord di Accumoli. In paese, in particolare, si parla di 10 cm. «L’ordine di grandezza è comparabile a quello dei terremoti precedenti, all’Aquila e in Emilia», ha continuato Lanari. «In Nepal, o in Cile, troviamo deformazioni più accentuate- anche nell’ordine di 1 o 2 metri». Questi dati sono importanti perché aiutano a capire il meccanismo di rottura che in superficie produce le deformazioni, oltre ad aumentare la conoscenza dei processi geofisici «con i quali purtroppo dobbiamo convivere, ma che non si possono fermare».
I satelliti assicurano il monitoraggio continuo per parecchi mesi anche dopo il sisma. Al momento siamo in una fase caratterizzata dalle repliche dell’evento principale (aftershock), ovvero il rilascio di sforzo nelle zone intorno alla faglia. Lo stress si manifesta però anche in maniera asismica, ed è importante tenere sotto controllo la situazione per parecchi mesi. «Questo monitoraggio di dettaglio durerà alcuni mesi, e quando il livello di sismicità tornerà a livelli pre-evento, esso diventerà più lento, con aggiornamenti ogni 6 mesi o ogni anno»,aggiunge Stefano Salvi, direttore tecnologico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Il territorio italiano è grande, e ci mancano risorse per effettuare monitoraggi in tempo ravvicinato». L’area del sisma non dava problemi, spiega però l’esperto. «Normale, in quanto i processi preparatori dei terremoti non sempre danno indizi visibili».
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