Il Comitati dei sindaci Asl difende il punto nascita
Penne, D’Alfonso: pronti a chiedere alla Regione di fare marcia indietro Sospiri e Pettinari: si spendono soldi per gli uffici, poi si chiudono i reparti
PENNE. Cresce il fronte del no alla chiusura del punto nascita dell’ospedale San Massimo di Penne. La decisione presa dal Comitato per il percorso nascita regionale è stata contestata anche dal Comitato ristretto dei sindaci della Asl di Pescara che, giovedì scorso, ha incontrato il direttore generale Claudio D’Amario. «Si tratta di un provvedimento nefasto», ha detto il sindaco Rocco D’Alfonso, «ho chiesto al comitato di incontrare quanto prima l’assessore regionale Silvio Paolucci per capire se ci sono ancora spiragli per poter scongiurare la chiusura dell’importante reparto. Se questa decisione dovesse essere irrevocabile, allora sarà necessario stabilire un cronoprogramma, quanto più dilatato, che tenga conto delle esigenze e della sicurezza delle partorienti. Anche la questione legata alla viabilità andrebbe studiata a fondo. Voglio ricordare però a Forza Italia che l’origine di questo provvedimento è riconducibile al decreto Fazio, ministro del governo Berlusconi dal 2009 al 2011. Il Comune di Penne è assolutamente vittima di questa decisione e per questo continueremo a protestare», ha chiosato il sindaco di Penne.
Certo è che la soppressione del reparto, che nell’ultimo anno ha fatto registrare 311 parti, appesantirà e non poco il lavoro dell’Ostetricia dell’ospedale di Pescara. Anche i consiglieri regionali d’opposizione Lorenzo Sospiri (Fi) e Domenico Pettinari (M5S) hanno sottolineato la loro contrarietà alla decisione: «È scandaloso e fuori da ogni logica scegliere di acquistare un immobile fatiscente piuttosto che intervenire per mettere in sicurezza i punti nascita come quello di Penne ed evitarne così la chiusura. La Asl», ha detto Sospiri, «si appresta a sborsare ben tre milioni di euro di soldi pubblici per un immobile vecchio, a Pescara, destinato a uffici, sul quale, ovviamente, bisognerà operare interventi di ristrutturazione con conseguente aumento dei costi a carico dei contribuenti». Dura anche la presa di posizione di Pettinari: «La scelta di chiudere il punto nascita dell’ospedale San Massimo di Penne la considero scellerata e senza criterio. Il San Massimo è un presidio sanitario strategico e fondamentale per il territorio vestino, che copre un’area montana vasta. Come è noto, peraltro, i collegamenti stradali con Pescara sono in condizioni precarie. Non capiamo», ha sottolineato Pettinari, «come si possano utilizzare i denari pubblici per acquistare altri immobili per ospitare uffici amministrativi della Asl, anziché investire quelle risorse nella sicurezza del punto nascite di Penne. Ovviamente, la Cpnr, nominato per decreto dal presidente D’Alfonso, ha agito secondo le indicazioni della politica. Non ci sono alibi».
Non ha lesinato parole forti e contrarie alla decisione del taglio del punto nascite del San Massimo anche il portavoce del movimento per la sanità vestina, Gabriele Frisa: «Chiediamo al sindaco e a tutta l’amministrazione comunale di Penne di dare mandato a un legale e denunciare la Regione Abruzzo per interruzione di pubblico servizio e per aver leso, attraverso la soppressione del reparto del San Massimo, il diritto alla salute dei cittadini del territorio vestino. L’assessore Paolucci dovrà assumersi tutte le responsabilità del caso qualora qualche partoriente dell’entroterra vestino dovesse avere problemi durante il trasporto a Pescara. L’assessore», ha concluso Frisa, «forse non conosce la disastrosa viabilità delle nostre zone».
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