Il Comune chiude il locale Casamatta «Faremo ricorso»

11 Febbraio 2020

PESCARA. Il Comune ha notificato il provvedimento di chiusura al ristorante Casamatta di via Venezia, di proprietà della società Il Piacere srl, di cui è socio anche il presidente del consiglio...

PESCARA. Il Comune ha notificato il provvedimento di chiusura al ristorante Casamatta di via Venezia, di proprietà della società Il Piacere srl, di cui è socio anche il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri. A confermarlo è l’amministratore unico, Mauro Del Pizzo, che annuncia per oggi la presentazione del ricorso al Tar contro la decisione di negare il cambio di destinazione d’uso del locale.
«Mi è stato notificato, in qualità di amministratore unico della società proprietaria del Casamatta, il provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività, firmato dal dirigente comunale Aldo Cicconetti», spiega Del Pizzo, «prendo atto dell’iniziativa derivata dal diniego di cambio di destinazione d’uso delle mura del locale: un’iniziativa che non posso condividere, e contro la quale ho già presentato istanza di annullamento in autotutela».
La società di Del Pizzo e Sospiri annuncia per oggi la presentazione del ricorso al Tar, chiedendo l’adozione di misure cautelari. «Sette padri di famiglia rischiano di restare senza posto di lavoro, sette famiglie che ho il dovere di tutelare difendendo anche la mia dignità di uomo e di imprenditore», continua Del Pizzo, «per professione sono imprenditore e chef, abituato a essere alla ribalta delle cronache per le ottime recensioni, vivendo ben lontano dai colpi bassi che nascono da altre strategie e macchinosi disegni che però, in questo caso, non hanno colpito solo Mauro Del Pizzo, ma hanno colpito persone alle quali, da pochi mesi, avevo dato un lavoro sicuro».
Per Del Pizzo la decisione che porta alla chiusura del ristorante è frutto di «una schizofrenia amministrativa, in cui un ufficio non sa o finge di non sapere cosa fa quello accanto: è palese che gli elementi citati nel diniego della Scia non si conciliano con le disposizioni emesse negli anni dallo stesso Comune, e hanno determinato una disparità di trattamento nei confronti della mia società. La richiesta di annullamento in autotutela in via cautelare è già stata protocollata: presento ricorso al Tar per difendere l’onorabilità mia, di chi ha creduto in me in questa avventura, e di quei giovani che lavorano con me».