Il Comune rinuncia ai quadri di Paglione per evitare la causa

26 Settembre 2015

La città ha perso le 56 opere donate dal mecenate nel 2014 Di Iacovo: non possiamo rinunciare ad altre mostre al Colonna

PESCARA. Il Comune di Pescara rinuncia ai 56 quadri donati l’anno scorso alla città da Alfredo Paglione, li restituisce al suo proprietrario originario ed evita, in questo modo, il contenzioso che si potrebbe aprire con il mecenate. A perderci, però, è la città.

Non è stato possibile trovare un punto di incontro tra le due posizioni: da un lato l’ex gallerista chiede che quelle opere restino esposte in maniera permanente della sala 3 del museo Vittorio Colonna, dall’altra il Comune ritiene inaccettabile che quei locali museali non possano essere utilizzati per altre esposizioni di prestigio, laddove ce ne sia la necessità. Per non precludersi la possibilità di ospitare altre mostre, il Comune ha invitato Paglione a trovare degli spazi alternativi per i quadri di Bonichi, Carmassi e Orellana: spazi, come l’Aurum e il circolo Aternino, da usare - solo se necessario - in alternativa al Colonna.

Non trovando un’intesa il Comune ha deciso di accogliere la richiesta di Paglione che vuole riavere quei quadri (il cui valore, a suo dire, è di un milione e 300mila euro) e ha minacciato, in caso di mancata restituzione, l’apertura di un contenzioso per danni di immagine. Ieri l’assessore Giovanni Di Iacovo ha annunciato che «si eviterà il contenzioso, perché sarebbe volgare nei confronti di Paglione e fonte di spese per l’amministrazione. Acconsentiremo alla sua richiesta, e riavrà le opere, in modo da risolvere la donazione pacificamente. Certo», ha commentato l’assessore, «mi dispiace che finisca così e non mi aspettavo certo che si arrivasse a questo, ma non possiamo accettare che al museo Colonna non si possano fare altre mostre. Cercherò di far rimanere qui le opere, che non abbiamo fatto stimare perché costerebbe 150 euro a pezzo».

Il problema è nato quando il Comune ha chiesto a Paglione di spostare i quadri per ospitare al Colonna la mostra di Fontana e lui ha rifiutato. È stato allora che, studiando gli atti che hanno definito la donazione, è emerso un «vizio di forma grave», ereditato dal passato. Il primo atto è la delibera di giunta dell’11 aprile 2014 che non prevede la restituzione delle opere e la risoluzione della donazione nel caso in cui vengano spostate senza il consenso di Paglione, come si era già detto nella commissione presieduta da Augusto Di Luzio. Invece, l’atto notarile del 14 maggio 2014, firmato per il Comune dall’allora segretario Antonio Langiu e dal dirigente Affari generali Luca Nicoletti, prevede la risoluzione per inadempimento in caso di spostamento delle opere. Per il Comune questo contratto «è in dubbio di validità perché non conforme alla delibera e perché mai accettato dall’ente con un’altra delibera». Un «inghippo», così lo ha definito Di Iacovo, che ha fatto saltare tutto.

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