Il delfino è stato soffocato da una rete da pesca

28 Settembre 2014

Il verdetto del veterinario Di Nardo sul cetaceo trovato sull’arenile di Francavilla L’allarme di Olivieri: nel 2014 sulle coste abruzzesi 17 esemplari spiaggiati morti

PESCARA. La rete da pesca che stringeva tra le fauci è la causa della morte del delfino spiaggiato alla foce del fiume Alento. Ad affermarlo è il presidente del Centro nazional Studi Cetacei onlus, Vincenzo Olivieri, a seguito della ricognizione effettuata ieri mattina sul corpo del cetaceo, dal veterinario della Asl di Chieti, William Di Nardo.

Il delfino, un adulto di Tursiope lungo circa 3 metri, venerdì pomeriggio è stato trascinato dalla corrente nell’ansa del fiume.

Ad avvistarlo intorno alle 16 di venerdì scorso, davanti allo stabilimento Stella del mare, sono stati la nipote del titolare e un cliente dello stabilimento che hanno immediatamente allertato la capitaneria di porto. Nel giro di una mezz’ora la corrente ha trascinato il corpo dell’animale sull’argine sinistro del fiume, dove si è arenato. Dalla bocca fuoriusciva un pezzo di rete da pesca. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione, per cui «la necroscopia non è stata possibile» spiegano gli esperti.

«Dall’inizio dell’anno, sulle coste abruzzesi sono 17 i delfini spiaggiati morti», spiega Olivieri. «Numeri importanti, di fronte ad animali in via di estinzione».

Nel caso del delfino di Francavilla, Di Nardo e Olivieri confermano che in bocca alla carcassa c’era una lunga rete da posta usata per la piccola pesca. «Un caso non infrequente visto che il Tursiope è una delle specie più confidenti e un opportunista per quanto riguarda la sfera alimentare. Quindi risulta facile associarlo a una rete da pesca».

I delfini, infatti, mangiano i pesci che rimangono rimasti impigliati nelle reti. Ne sanno qualcosa gli operatori della piccola pesca che spesso si ritrovano con le reti strappate e il pescato scippato. Il delfino, però, a sua volta, rischia di rimanere imprigionato.

«Una volta che si imbatte in una rete, non riuscendo a risalire, l’animale muore per annegamento», aggiunge l’esperto.

Ieri mattina, dopo la ricognizione del veterinario, il corpo del cetaceo è stato coperto con dei teli di plastica per questioni igienico-sanitarie e l’area è stata transennata per tenere lontani i curiosi. La rimozione da parte degli operatori Cosvega, è prevista per domattina.

Il caso del delfino di Francavilla segue a ruota quello dei sette capodogli, arenati il 12 settembre scorso sulla spiaggia di Vasto. Tre femmine, di cui una incinta di 4-5 mesi, sono morte; gli altri quattro sono riusciti a prendere il largo. Sulle cause, però, al momento ci sono solo ipotesi.

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