Il dolore della sorella: «È morta una parte di me»

1 Giugno 2016

Gli amici: un mostro di sapere, ma non faceva il professore. Il cordoglio dell’Anpi Il libraio Montefuschi: da solo aveva costruito una biblioteca con 4 mila volumi

PESCARA. L’università piange una promessa della storia medievale con il dono di divagare da Carlo Martello alla cultura pop. Fuori dal palazzo, invece, Alessandro Angelucci era un figlio, un fratello, un amico. È distrutta dal dolore la sorella Giovanna, che vive ad Ancona: quando ha saputo della morte del fratello, è morta un po’ anche lei. «Io e mamma siamo sconvolte, non possiamo credere a ciò che è successo... Il tempo non colmerà il nostro dolore, impareremo solo a convincerci», recita un messaggio su Facebook. Mamma Angela e Giovanna aspettano il ritorno della salma dalla Turchia per i prossimi giorni. «Ho provato due anni fa cosa si prova a perdere un padre, ma perdere un fratello, il mio unico fratello: una parte di me è andata», dice un altro messaggio della sorella.

Una tragedia che ha abbattuto anche gli amici più cari del giovane docente universitario: «Alessandro era una persona buona, gli volevano bene davvero tutti, era un amicone. E poi era una persona colta, ma quel genere di persona che era capace di colloquiare con tutti con l’intelligenza di adeguarsi a tutte le situazioni», racconta Antonella Teodori, la sua migliore amica, ingegnere a Roma, «la sua era una cultura impressionante e non nozionistica. Quando passeggiavamo insieme e passavamo davanti a una libreria, mi diceva sempre: “Entriamo, dai”. E dentro ci passavamo ore. La sua stanza era piena di libri. Lui voleva insegnare ed è stato coerente con i suoi sogni: era felice di aver ottenuto l’incarico di docente. Ma per noi, non era un professore: era un amico con il quale si poteva parlare di tutto. L’amico che ti chiama all’improvviso per chiederti di andare insieme a lui a Napoli per consegnare un lavoro importante: era la spontaneità fatta persona. Quando ho saputo della notizia della sua morte, ho sperato che si fossero sbagliati. L’ho sentito l’ultima volta pochi giorni: gli ho scritto per sapere se era a Pescara e, quando mi ha detto che era in Turchia, gli ho risposto: “Beato te Ale, stai sempre in giro”».

Era un ciclone Alessandro: leggeva più di 10 libri al mese, partecipava a convegni da protagonista e da spettatore, organizzava incontri culturali. E poi amava viaggiare per scoprire culture nuove: i suoi erano viaggi di istruzione. Era un accademico da strada: i luoghi del sapere erano la sua seconda casa, ma amava anche stare con gli amici per una serata di giochi di ruolo o andare fuori per una birra e arrosticini.

Era un’anima della libreria Citylights in via del Porto. Adesso, stava lavorando anche a una mostra su Einaudi in programma, a breve, a Francavilla e a Pescara: «Dai, ci siamo quasi», aveva scritto ai suoi amici nell’ultima mail poco prima di partire per la Turchia.

«Per me non era solo un amico, era un amatissimo nipote», racconta Filippo Montefuschi, della libreria Citylights, «da cliente, è diventato un mio collaboratore: era capace di portare in libreria grandi nomi della cultura, una vera colonna. E poi apprezzavo le sue divagazioni coltissime durante le presentazioni: lo scrittore Antonello Loreto aveva scelto proprio Alessandro per presentare il suo ultimo libro e, dopo la prima data, ne avevamo fissato già un’altra a Pineto per il 15 luglio. Era piacevole parlare con lui: Alessandro non imponeva il suo punto di vista, ma lo sosteneva. E poi aveva un registro per tutti e non era rinchiuso nella torre d’avorio tipica degli accademici: sapeva stare in mezzo alla gente». Di una cosa Angelucci era orgoglioso: «Gli faceva piacere mostrare la sua biblioteca con circa 4 mila volumi. Erano tutti suoi: non ne aveva ereditato nessuno».

Anche il fotografo Bruno Imbastaro è addolorato: «Era un ragazzone pieno di energia, amava la vita. Non si può morire così per un incidente banale». Imbastaro custodisce le foto delle conferenze di Angelucci con i suoi maestri, Luciano Canfora e Franco Cardini: «Non si stancava mai di imparare», dice ancora il fotografo.

Si unisce al cordoglio anche Enzo Fimiani, presidente dell’Anpi di Pescara sezione Ettore Troilo: «Alessandro era iscritto all’Anpi da tempo, ha partecipato ed è intervenuto nell’ultimo congresso provinciale. Lo conoscevo da 15 anni ed era stato un mio appassionato studente quando insegnavo a Lettere».

Angelucci era impegnato anche con la delegazione pescarese dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, di cui era fondatore e tesoriere. (p.l.)