Il Ducato vola a quota 300mila A giugno il piano industriale

24 Aprile 2018

PESCARA . Mantenere e consolidare la presenza industriale in Abruzzo, anzi, fare in modo che la Fiat porti un ulteriore 15% di indotto, da distribuire nelle diverse aree industriali. Una circostanza,...

PESCARA . Mantenere e consolidare la presenza industriale in Abruzzo, anzi, fare in modo che la Fiat porti un ulteriore 15% di indotto, da distribuire nelle diverse aree industriali. Una circostanza, secondo il segretario generale di Fim Cisl Abruzzo e Molise, Domenico Bologna, che rappresenterebbe «la soluzione ai problemi occupazionali della regione»
L’occasione per parlare di industria, lavoro, e qualità del lavoro, è stata quella del rinnovo delle Rsa all’interno dello stabilimento della Sevel, che hanno visto l’affermazione schiacciante della Fim Cisl su tutte le altre organizzazioni sindacali. A fronte di 4129 votanti, la Fim ha incassato 2053 voti, che le sono valsi 22 delegati, numero che potrebbe salire a 24.
A illustrare i dati, oltre a Bologna, sono stati Amedeo Nanni, responsabile Fim Cisl dello stabilimento Sevel, Primiano Biscotti (segreteria interregionale), Leo Malandra, segretario generale della Cisl Abruzzo e Molise.
«Il primo giugno», ha esordito Bologna, «Sevel presenterà il piano industriale che nei prossimi 3 anni potrebbe saturare tutti gli stabilimenti. E per saturare intendiamo riassorbire i lavoratori in cig. Il 2017 si è chiuso con 291mila Ducato prodotti, e quest’anno sfioriamo la soglia dei 300mila».
Due gli obiettivi fondamentali del sindacato, ha spiegato Nanni: «mantenere e aumentare il lavoro, e garantire la qualità del lavoro». In questo contesto si inquadra anche l’azione che le Rsa porranno in essere per stabilizzare i 400 contratti interinali.
Più in generale, ha osservato invece Malandra, bisogna interrogarsi su come mantenere e consolidare la presenza delle grandi imprese in Abruzzo, e, nel contempo, offrire il sostegno necessario anche alle piccole e medie imprese. «Il peso dell’industria», ha detto, «è fondamentale per l’export abruzzese». Non è un caso se il 64% delle merci abruzzesi che varcano i confini nazionali vengono prodotte in provincia di Chieti.
«Occorre creare le condizioni», ha aggiunto, «per rendere possibile la permanenza delle imprese in Abruzzo. Nel bilancio della Regione la maggior parte delle risorse è assorbito dalla sanità e per l'auto sostentamento dell’ente. Le risorse a disposizione per le attività produttive vengono dal Masterplan, o dalla Carta di Pescara, ma se non vengono messi in campo questi investimenti nel giro di 3-4 anni, come faremo a mantenere le imprese in Abruzzo»?
Secondo Malandra l’Abruzzo sconta un gap infrastrutturale forte: Manca la competitività del territorio. Abbiamo un sistema viario che non è all’altezza di una regione industrializzata, occorre creare un sistema portuale che renda Ortona una struttura trainante per tutta la Regione, servono investimenti nella banda larga, e diminuire il costo dell’energia. È l’unico modo per creare occupazione stabile. Ai vari comitati ambientalisti diciamo che l’energia è fondamentale per le imprese, e vorremmo discutere nel merito per capire se è vero che tutto quello che osteggiano è davvero da rifiutare». Gli esempi chiave sono due: «Ortona ha perso 1800 posti di lavoro», ha detto Malandra, «per la perdita del centro Eni, che ha preferito investire altrove. E il campus della tecnologia che doveva aprire in Abruzzo andrà invece in Basilicata».
L’altro fronte importante per l’automotive abruzzese, ha sottolineato Biscotti, è invece rappresentato dal motore elettrico o ibrido. «Verso la metà di maggio», ha spiegato, «incontreremo i vertici della Denso proprio per capire dove va il mercato dell’automotive che è alle prese con questo cambiamento epocale. C’è da capire se l’Abruzzo è in grado di cavalcare questo cambiamento, perché in caso contrario non sappiamo cosa potrebbe succedere fra tre o quatto anni. La politica non deve venire solo al capezzale delle imprese quando muoiono». (a.bag.)