Il Fucino cambia rotta Ricerca e cooperazione per vincere in Europa

I nuovi bandi Ue 2013-20 privilegiano i progetti di filiera Per chi si è già attrezzato i risultati si vedono
LECCE NEI MARSI. «Vi dovete unire, cooperare. Da soli non andate da nessuna parte». L'appello finale, rivolto agli imprenditori agricoli del Fucino da Stefano Fabrizi, direttore della Confagricoltura dell'Aquila, è stato la sintesi di quanto emerso nel corso di un incontro-dibattito tenutosi a Lecce nei Marsi.
Tema del convegno, organizzato da Confagricoltura: il Programma di sviluppo rurale 2014-2020. Tanti imprenditori, conoscendo già l'entità, piuttosto ragguardevole, della somma destinata al settore agro-industriale, gongolavano all'idea di poter partecipare al banchetto. Ma quanto hanno appreso da Franco La Civita, funzionario del Dipartimento regionale dell'Agricoltura e da Manlio Cassandro, che hanno vivisezionato il Psr e i programmi ministeriali, ha gelato le loro aspettative.
Per il Programma di sviluppo rurale, stavolta, l'Unione europea ha posto dei paletti. Possono accedere ai finanziamenti i “progetti di filiera”, che puntino sull'innovazione e la ricerca, con l'obiettivo di elevare la redditività e competitività dell'impresa.
E' il funerale dell'individualismo aziendale. Illusorio pensare di aggirare gli ostacoli. Verranno eseguiti, infatti, controlli severi per impedire che le disposizioni contenute nel Programma vengano disattese.
Nel Fucino, comunque, non poche aziende del settore agro-alimentare già da tempo si muovono nell'ottica della cooperazione e della ricerca Un settore, ha sottolineato Fabrizio Lobene, presidente della Confagricoltura dell'Aquila, con a fianco il presidente regionale, Concezio Gasbarro, che produce annualmente 400 milioni di ricchezza nel territorio e dà lavoro a 2.500 persone. Tra le aziende maggiori, il Covalpa di Celano e la “Mario Aureli” di Ortucchio. La prima è una cooperativa che si occupa della coltivazione, trasformazione e conservazione degli ortaggi e delle patate. La seconda quasi esclusivamente delle carote Da premettere che tanto le patate quanto le carote del Fucino hanno ottenuto dall'Ue il marchio dell'Igp (Indicazione geografica protetta). Entrambe le aziende dispongono di modernissimi impianti e puntano sui prodotti biologi, sempre più richiesti. Il Covalpa, nato nel 1991, dà lavoro a oltre 200 persone. I soci sono un centinaio di produttori di ortaggi. Vi aderisce anche l'Ampp (Associazione marsicana produttori patate), che conta circa 500 soci.
La media giornaliera dei prodotti finiti ammonta a 150 tonnellate per un totale di 25.000 tonnellate annue. L'azienda “Aureli”, che ha circa 150 dipendenti, ha iniziato l'attività nel 1968. Nel tempo è cresciuta a tal punto da diventare leader nel mondo per la trasformazione e conservazione delle carote. Il segreto di tale successo sta, come hanno spiegato i titolari, «nella qualità e nel rispetto dell'ambiente, che sono stati sempre i due punti cardini della filosofia della nostra azienda».
Nel 2010 è stato attivato un impianto per la produzione di energia elettrica, alimentato da fonti rinnovabili, come mais e scarti delle lavorazioni. L'impianto copre il 100% del fabbisogno energetico. Nel Fucino sono cinque le aziende agricole che dispongono di impianti a biomasse per la produzione di energia pulita. Ciò spiega il forte incremento, negli ultimi anni, della produzione del mais. La superficie utilizzata dall'azienda Aureli per la coltivazione delle carote è di 800 ettari, di cui 500 nel Fucino e il resto in Sicilia e nel litorale laziale. L'azienda reinveste dal 3 al 5% del fatturato in ricerca e sviluppo, collaborando con le più importanti Università e Centri di ricerca del settore del mondo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

