Il giudice: Rigopiano, infondate le accuse agli investigatori

Un esposto presentato a giugno dagli avvocati di Lacchetta aveva ipotizzato abusi e omissioni d’ufficio Nel mirino anche le analisi dei telefonini delle vittime, ma per i magistrati non sono stati commessi reati
PESCARA. Nella delicata e complessa inchiesta sulla tragedia di Rigopiano si è visto di tutto, ma quello che mancava è forse un esposto contro la polizia giudiziaria. Ed è arrivato anche questo. A essere presa di mira è stata un’ufficiale dei carabinieri forestali che forse più di tutti si è spesa per questa indagine e della cui professionalità e serietà nessuno ha mai dubitato.
L’ESPOSTO A tirare in ballo il colonnello Annamaria Angelozzi, con un esposto depositato in procura l'11 giugno scorso, sono stati gli avvocati Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, legali di uno dei principali imputati del procedimento, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Nelle loro corpose valutazioni investigative difensive hanno ritenuto di denunciare il colonnello, insieme a un consulente della procura, Igor Chiambretti, per omissione di atti d'ufficio e abuso d'ufficio. La procura (l'aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Salvatore Campochiaro) ha svolto meticolosi accertamenti presentando al gip una puntuale richiesta di archiviazione di sei pagine dove, punto per punto, ha smontato le accuse difensive: richiesta che è stata condivisa in toto dal gip Antonella Di Carlo che ha disposto l'archiviazione del procedimento «perché dagli atti non emergono elementi idonei ad esercitare l'azione penale».
LE TRE ACCUSE Tre i punti elencati nell'esposto: la tardiva trasmissione dell'annotazione di pg di un agente della polizia di Stato alla procura; di aver omesso l'analisi delle risultanze peritali elaborate dal Ris di Roma sui cellulari delle vittime della tragedia; di aver omesso di segnalare le mail che si sarebbero scambiati il consulente Chiambretti con uno degli imputati di oggi, Sabatino Belmaggio, riguardo l'assegnazione di un incarico da parte della Regione alla società Aineva, nella quale il consulente è responsabile tecnico. Riguardo al primo punto, la procura sostiene che delegata alle indagini sulla Prefettura e sugli uffici a essa collegati era la squadra mobile e non i carabinieri, «investiti da diversa delega finalizzata ad acquisire documentazione rilevante presso gli enti proprietari della strada che conduceva all'hotel Rigopiano». Il capo della mobile Muriana inviò l'annotazione dell'agente di polizia Crosta all'Angelozzi, «con cui in quel periodo temporale condivideva le risultanze delle prime acquisizioni documentali» (gennaio 2017), che lo trasmise in procura.
IL DISGUIDO «Indipendentemente dall'evidente disguido operativo circa l'inoltro in procura» - la mobile lo avrebbe dovuto trasmettere ai magistrati - «certo è che il ritardo nella trasmissione non ha compromesso il prosieguo delle indagini o inciso il dato della sua efficacia. L'annotazione di Crosta, che non denunciava alcun fatto reato esigente di immediato riscontro, risulta essere stato inviato dal Nipaaf alla procura in data 12 novembre 2018, ben prima dell'avviso di conclusione delle indagini, corredata da esaustiva attività di indagine delegata, da cui non emergeva alcuna condotta penalmente significativa a carico dei responsabili del Coc di Penne e della Croce Rossa Italiana, che avevano gestito la chiamata di soccorso del 18 gennaio 2017 di Gabriele D'Angelo, deceduto a seguito della valanga».
Tra l'altro il «dolo dell'occultamento intenzionale dell'annotazione ad opera del colonnello Angelozzi appare», si legge nell'archiviazione, «oltremodo sconfessato dall'inoltro dell'atto in via formale e circostanziato dei risultati investigativi acquisiti».
I TELEFONINI Altrettanto «infondate e non riscontrate», risultano poi le accuse che riguardano le analisi dei cellulari trovati nelle macerie da parte del Ris. «Il Nipaaf di Pescara non fu mai edotto delle risultanze peritali del Ris», scrivono magistrati e gip, «poiché la procura non delegò mai tale ufficio alle valutazioni delle acquisizioni». Non solo, ma viene spiegato che «il nucleo carabinieri di Pescara, delegato dalla procura, con nota 3 febbraio 2017, trasmise le ulteriori risultanze peritali svolte dal Ris sul telefono di Gabriele D'Angelo (in cui erano evidenti i contatti con il numero della Prefettura) solo in data 19 novembre 2018», e dunque oltre un anno dopo, «quando il Nipaaf diretto dall'Angelozzi aveva autonomamente già rinvenuto i contatti telefonici intercorsi tra D'Angelo e la Prefettura, mediante l'analisi dei tabulati telefonici».
Esiste solo una coincidenza di date in quanto il 19 novembre 2018 l'Angelozzi segnala in procura il rinvenimento della chiamata di D'Angelo, mentre due giorni prima i carabinieri del nucleo trasmettono in procura la nota tecnica del Racis in cui si evidenziano le chiamate dello stesso D'Angelo in Prefettura.
LE MAIL CON IL CONSULENTE Quanto al terzo punto, che riguarda le mail scambiate tra il consulente e Belmaggio, si legge che nella relazione della polizia di Stato si chiarisce che «l'impulso da parte della Regione Abruzzo per l'affidamento di un incarico inerente la prevenzione valanghe alla società Aineva, proviene dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle Riccardo Mercante che, in data 26 gennaio 2017, pochi giorni dopo la tragedia, deposita una risoluzione finalizzata a far aderire la Regione alla Aineva, risoluzione che verrà approvata dal consiglio regionale il 14 febbraio 2017».
Il giorno successivo, la procura affidava l'incarico a Chiambretti. «Oltre a non rinvenire in atti nessuna prova di un accordo tra il consulente e i potenziali indagati volta a una consulenza tecnica "favorevole" alle parti, emerge, di contro, che l'incarico alla società Aineva provenisse da un impulso politico del partito di opposizione dell'allora governo regionale, non attenzionato dalle indagini sulla tragedia di Rigopiano».

