Il grido d’allarme della Cia: nei primi tre mesi dell’anno chiuse 337 imprese agricole

9 Luglio 2023

Nozzi (direttore regionale): «Per i giovani difficoltà nel credito dalle banche» Bomba (presidente Chieti-Pescara): «Investire in formazione e innovazione»

L'agricoltura abruzzese è in sofferenza. Nel primo trimestre dell'anno, ben 337 aziende agricole hanno dismesso l'attività. Un calo preoccupante, che si attesta sullo 0,36% del totale delle imprese che operano sul territorio regionale. Una crisi che affonda le radici, come evidenzia la Cia (Confederazione italiana agricoltori), nella difficoltà del ricambio generazionale in agricoltura e nel fare reddito. I giovani imprenditori agricoli hanno difficilmente accesso al credito da parte delle banche e guadagnano poco.
IMPRESE IN CASO
Un trend già segnalato dalla Cia a febbraio scorso, sui dati del 2022 che vedevano un calo di imprese dell'1,02% con una diminuzione netta di 431 unità, confermato dal report sul primo trimestre dell'anno. «Il calo delle imprese agricole rappresenta una tendenza allarmante per il settore primario d’Abruzzo, regione che ha sempre avuto un ruolo di primo piano nell'agricoltura e nell'allevamento, contribuendo significativamente all'economia regionale», afferma il presidente Cia Chieti-Pescara, Domenico Bomba, «il settore agricolo riveste un'importanza strategica per l'Abruzzo, sia dal punto di vista economico che ambientale». La più colpita è la provincia di Chieti che registra 157 aziende agricole in meno nel primo trimestre dell’anno. «Dobbiamo lavorare per creare un ambiente che promuova l'imprenditorialità agricola, investendo in infrastrutture, formazione e innovazione», dice Bomba, «favorire l'accesso al credito e semplificare le procedure burocratiche per incentivare la creazione di nuove imprese agricole e sostenere quelle esistenti: solo attraverso un impegno collettivo possiamo invertire questa tendenza negativa e garantire la prosperità delle imprese agricole e dell'intera regione».
LE CAUSE
A preoccupare sono anche le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime utilizzate in agricoltura, come i combustibili, i fertilizzanti e i mangimi, che possono influenzare i costi di produzione e, di conseguenza, i prezzi dei prodotti agricoli. Ma ci sono anche altre cause, che incidono sul trend negativo: «Il fenomeno è essenzialmente dovuto a due fattori», sottolinea Mariano Nozzi, direttore regionale Cia Abruzzo, «la difficoltà del ricambio generazione in agricoltura. I giovani, infatti, quando riescono a subentrare o a rilevare un'impresa agricola non hanno credito dalle banche non avendo rating. L'altro elemento negativo è che, nella filiera, l'agricoltore rappresenta l'anello debole e fa molta difficoltà ad avere reddito, soprattutto le piccole imprese. Rispetto al prezzo al consumo dei prodotti agricoli nei supermercati, su 100 centesimi agli agricoltori vanno dai 15 ai 20 centesimi. Due fattori che, combinati, producono il calo delle imprese agricole, categoria in cui è ancora fortemente presente una componente generazionale anziana».
FORTE INCERTEZZA
«Gli sbalzi di mercato per i prezzi dei prodotti agricoli possono causare incertezza e rischi per gli agricoltori e possono influenzare la loro redditività e sostenibilità. Per affrontare questa sfida, sono necessarie strategie e politiche adeguate, come l'implementazione di strumenti di gestione del rischio, una cooperazione e un coordinamento più stretti tra gli attori del settore agricolo», sostiene Bomba, «anche i fondi europei non sempre vengono utilizzati appieno. Occorre semplificare l’accesso ai bandi, sburocratizzare le procedure e stimolare competitività e innovazione favorendo così l’accesso ai finanziamenti. L'agricoltura è un settore chiave per l'occupazione e lo sviluppo delle aree rurali, un comparto su cui investire risorse e progettualità».
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