Il gusto del cinema italiano fra pasta e ceci, amore e fantasia

Dalla pasta e ceci de "I soliti ignoti" ai celeberrimi spaghetti al pomodoro del Sordi di “Un americano a Roma”, dagli spaghetti con la salsiccia che Totò divora in “Miseria e nobiltà”, al coniglio...
Dalla pasta e ceci de "I soliti ignoti" ai celeberrimi spaghetti al pomodoro del Sordi di “Un americano a Roma”, dagli spaghetti con la salsiccia che Totò divora in “Miseria e nobiltà”, al coniglio alla ligure che ne “La Grande bellezza” di Paolo Sorrentino viene esaltato dal cardinale più interessato alla tavola che ai temi spirituali: tutto questo nell'imperdibile "Pane film e fantasia. Il gusto nel cinema italiano" (Ed. Rai Eri e Luce Cinecittà, pag. 220, euro 25) scritto dalla giornalista Laura Delli Colli
Un viaggio gustoso con fotografie, narrazioni e ricette, che ci spiega come sia cambiato il rapporto tra gli italiani e la tavola negli ultimi sessant'anni.
Tra film d'autore e commedie popolari, il libro diventa un affascinante itinerario del gusto nel backstage delle cucine del cinema d'autore e delle commedie più popolari. Da leggere d'un fiato magari mentre in televisione gli chef (ovvero le superstar di oggi) mettono in scena una cucina sempre più artificiale.
E contro un prodotto sempre più artificiale anche l'accorato appello in difesa del formaggio a latte crudo nelle pagine in premessa alla nuova edizione della "Guida ai formaggi" (Slow Food Editore, AA.VV. , pagg. 511, euro 16,50). Il meglio della produzione artigianale casearia, fatta di saperi e tradizione, si ritrova in questo appetitoso "carrello" dei formaggi regionali che spazia dalla ricotta valdostana ("Séras") al "prezioso" pecorino della Garfagnana, per arrivare all'antico formaggio sardo Callu de cabreddu .

