Il lavoro cresce soprattutto tra i cinquantenni

Nel terzo trimestre dell’anno 543mila posti in più I voucher toccano quota 109 milioni. Giovani al palo
ROMA. La crescita generale dell’occupazione trainata da rapporti contrattuali sempre più stabili, la fiducia che cala tra le imprese e si consolida tra i cittadini. In un quadro incupito dal problema del lavoro giovanile, aggravato dall’esplosione incontrollata dei voucher. Ecco il quadro contraddittorio («Arrivano buone notizie, ma con impegno possiamo fare di più» il prudente giudizio del premier Paolo Gentiloni) che emerge dalla prima nota congiunta ministero del Lavoro, Istat, Inps e Inail.
Il documento fotografa un elemento di base piuttosto positivo. Nel terzo trimestre del 2016 ci sono 543mila posizioni di lavoro dipendente in più rispetto allo stesso trimestre del 2015 e 93mila aggiuntive in confronto al trimestre precedente. E quel che conforta è il fatto che la crescita dei contratti a tempo indeterminato (+489mila) ha sovrastato l’incidenza delle posizioni a tempo determinato (+54mila). Insomma più lavoro e con maggiori garanzie. Entrando più nel dettaglio, tuttavia, emergono elementi piuttosto preoccupanti. A cominciare dalla distribuzione diseguale dei nuovi posti di lavoro. Nella fase temporale presa in esame, l’occupazione tra gli under 35 è calata di 55mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente e di 29mila unità (-0,6%) rispetto al terzo trimestre del 2015.
Tra gli over 50 invece prosegue, seppur in misura meno accentuata rispetto al passato, la significativa crescita del numero di occupati e del tasso di occupazione, dovuta anche alle minori uscite dal mercato del lavoro per pensionamento. In particolare, il numero degli occupati tra gli ultracinquantenni è cresciuto di 79mila unità (+1,0%) rispetto al secondo trimestre 2016 e di 344mila unità (+4,6%) rispetto al terzo trimestre 2015. In questo quadro, però, migliora la situazione lavorativa delle donne, il cui tasso di occupazione cresce dell’1,2%, mentre per gli uomini l’aumento di ferma a +0,5% per gli uomini. Positivo il risveglio del mercato, le persone in cerca di un lavoro sono cresciute di 528mila unità: elemento che riduce il tasso di inattività. Quanto al clima di fiducia registrato dall’Istat, dicembre fa registrare un miglioramento il clima tra i consumatori, mentre peggiora quello delle imprese. L’indice dei consumatori, rileva l’Istat, sale da 108,1 a 111,1, con progressi diffusi a tutte le componenti della fiducia, che torna sul livello di luglio 2016.
L’indice composito del clima delle imprese scende, invece, da 101,4 a 100,3. Le dinamiche settoriali sono diversificate. Peggiora la fiducia nei servizi e nelle costruzioni, cresce nella manifattura e nel commercio. Gli infortuni avvenuti nel terzo trimestre del 2016 e denunciati all’Inail sono stati 137mila (di cui 11mila in itinere) in aumento dell’1,1% (+1,5 mila denunce) rispetto al terzo trimestre 2015. Si conferma il dilagare senza freni del fenomeno voucher. Nei primi nove mesi del 2016 i ticket venduti sono stati 109,5 milioni, il 34,6% in più rispetto all’analogo periodo del 2015. I buoni lavoro riscossi per attività svolte nel 2015 (quasi 88 milioni) corrispondono a circa 47mila lavoratori annui full-time e rappresentano solo lo 0,23% del totale del costo lavoro. Il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore è 29 nell’anno 2015. E questo conferma un dato allarmante: la modesta entità dei guadagni, considerato che il 50% ha riscosso buoni, al massimo, per 217,50 euro netti. Una ferita che tocca soprattutto i giovani. I dati dell’Inps tracciano l’identikit dei voucheristi: 36enni, donne, meridionali e per lo più impiegati nella ristorazione e nei servizi. Il governo punta a un giro di vite per arginare l’abuso: tra le ipotesi, un inasprimento delle sanzioni per gli imprenditori e l’esclusione dei ticket per alcuni settori, a cominciare dall’edilizia. Nelle ultime ore si fa strada anche l’idea di concedere l’utilizzo dei voucher solo alle imprese con una maggioranza di lavoratori assunti a tempo indeterminato.

