Il medico Dogali sotto inchiesta: esercizio abusivo della professione

L’accusa: in pensione dal 2015, l’ex politico svolgeva ugualmente l’attività a Medicina nucleare La difesa: «Una sorta di volontariato». Indagati anche l’attuale primario del reparto e due paramedici
PESCARA. Finisce nei guai il dottor Vincenzo Dogali, noto professionista prestato a suo tempo alla politica in qualità di consigliere comunale a Pescara.
Il sostituto procuratore Andrea Di Giovanni lo ha messo sotto inchiesta insieme ad un altro medico dell'ospedale civile di Pescara, l’attuale primario di Medicina nucleare Valerio De Francesco, e a due paramedici della stessa struttura sanitaria, Lorenzo Sagazio e Paola Zuccarini.
I TITOLI MEDICI L’ipotesi di reato nei confronti di Dogali è di esercizio abusivo della professione medica in ospedale, non perché non abbia i titoli per fare la professione (anzi parliamo di un medico con un ottimo curriculum), ma perché, in pensione dal 2015, avrebbe continuato "abusivamente", secondo quanto ipotizza la procura, a svolgere l'attività medica e proprio all'interno dell'ospedale.
FINANZA E MOBILE Precisamente nel reparto di Medicina nucleare. E proprio ieri mattina gli uomini della Guardia di finanza e quelli della squadra Mobile hanno eseguito delle perquisizioni. Nel reparto di medicina nucleare, dove avrebbero acquisito della documentazione su disposizione del magistrato, ma anche nello studio privato di Dogali.
La contestazione che viene mossa all'indagato riguarderebbe un periodo ben preciso: e cioè dal 2018 all'aprile del 2019. Qualche malumore in ospedale era circolato già da diverso tempo. C'erano state delle lamentele di chi sosteneva che Dogali, che è un biologo, prescrivesse richieste di esami specifici e facesse fare degli esami di diagnostica come fosse uno specialista nelle diverse branche mediche, nonostante che fosse appunto un biologo.
ESAMI PARTICOLARI Questo, ingenerando nelle persone la consapevolezza di avere a che fare con chi effettivamente poteva prescrivere degli esami particolari (da qui l'acquisizione delle carte nel reparto di Medicina nucleare).
Nonostante che fosse andato in pensione, secondo chi aveva sollevato queste lamentele, Dogali avrebbe quindi continuato a frequentare medicina nucleare dove riceveva anche dei pazienti che si rivolgevano a lui per dei consigli. L'indagine avviata dalla procura va in questo senso.
Sarebbero stati sentiti dei pazienti, così come sarebbero stati effettuati dei pedinamenti per comprendere l'effettiva dimensione di questa presunta attività svolta proprio in quel reparto. E gli altri tre indagati sarebbero il risultato di queste indagini. Perché, se è vero che Dogali, come sostiene l'accusa, si recava più volte in ospedale per ricevere delle persone, deve pur aver avuto la "collaborazione" di qualcuno all'interno che gli permetteva di utilizzare le stanze del reparto.
LA TESI DIFENSIVA Fin qui le ipotesi accusatorie che dovranno ancora trovare tutti i riscontri, ma la tesi difensiva è che, proprio perché era in pensione, Dogali svolgeva una sorta di "volontariato" aiutando e accompagnando in ospedale, dove aveva passato una vita chiudendo quale dirigente del laboratorio di analisi, chi si rivolgeva a lui per un consiglio e per chiedere un aiuto.
NO INFERMIERI. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Pescara, attraverso la sua presidente Irene Rosini, a garanzia della professionalità e della competenza dei propri iscritti nell’esercizio della professione infermieristica, precisa che nell’inchiesta sull’esercizio abusivo della professione medica all’interno del reparto di Medicina nucleare dell’ospedale civile Spirito Santo di Pescara non risultano coinvolti infermieri a nessun titolo e con nessun capo di imputazione: "Le due persone che risultano al momento indagate assieme a Vincenzo Dogali con l’accusa di concorso in peculato, non appartengono infatti alla categoria professionale degli infermieri, ma svolgono all’interno della Asl di Pescara il ruolo rispettivamente di ausiliario specializzato e coadiutore amministrativo".

