Il ministro chiede i danni all’ex prefetto

Svolta in aula a Pescara: lo Stato contro lo Stato. Ammessa la costituzione di parte civile per il presunto depistaggio
PESCARA. L'Avvocatura dello Stato parte civile nel procedimento sul presunto depistaggio contestato ai vertici della prefettura in relazione al disastro di Rigopiano dove persero la vita 29 persone nel resort travolto dalla valanga. Da ieri il ministero della Giustizia entra ufficialmente nel processo all'ex prefetto Francesco Provolo e ad altri sei tra dirigenti e funzionari dello stesso Ente, e diventa la sola parte civile accolta dal gup Gianluca Sarandrea.
STATO CONTRO STATO. Nell’udienza che si è svolta ieri a Pescara, il giudice ha escluso tutte le altre parti civili che chiedevano la costituzione, ritenendole non legittimate a farlo, ribadendo che solo il ministero della Giustizia è «organo direttamente leso da tali condotte». Lo ha fatto accogliendo in sostanza quanto richiesto dall'avvocato Massimo Galasso che, anche a nome di altri colleghi del collegio difensivo, aveva chiesto l'esclusione di tutti ad eccezione dell'Avvocatura dello Stato.
«L'intendimento della pubblica amministrazione», scrive inbece l'avvocato dello Stato, Filippo Patella, nella sua costituzione, «è quello di vedere ripristinata la propria sfera giuridica soggettiva, indubitabilmente lesa dalla condotta degli imputati. Nel porre in essere la fraudolenta attività di depistaggio mediante specifiche condotte descritte nell'imputazione, hanno pesantemente pregiudicato il funzionale e organico svolgimento dell'attività investigativa propria dell'autorità procedente, costringendo gli uomini e i mezzi, messi a disposizione dello Stato ai fini della ricerca della verità, ad un non previsto aggravio di impegno e di sforzo che ha finito per incidere gravemente sul raggiungimento degli obiettivi istituzionali».
ANCHE L’IMMAGINE. Il legale parla senza mezzi termini di danno all'immagine e al prestigio del ministero della Giustizia nei confronti della collettività, «avendo inciso negativamente sulla funzionalità del servizio giustizia, sempre più sottoposto ad ingiustificate quanto strumentali critiche e censure, assolutamente non meritate».
PERCHÉ NON TUTTE. Il giudice Gianluca Sarandrea ha però escluso «dal novero dei danni risarcibili quelli che risultano solo occasionalmente legati al fatto-reato i quali, pur derivando da una catena causale indotta dal reato, siano conseguenza di ulteriori eventi rispetto all'atto illecito», questa è testualmente la motivazione riferita alle richieste risarcitorie delle parti civili escluse. Fuori anche le associazioni Codacons e Cittadinanzattiva, così come i due imputati Ilario Lacchetta ed Enrico Colangeli, sindaco e tecnico del Comune di Farindola che, nella loro costituzione di parte civile, avevano cercato di sostenere di come il depistaggio fosse un danno anche per chi è finito sul banco degli imputati del processo madre.
«Ove le investigazioni avessero seguito il loro corso naturale vi sarebbe stata una diversa formulazione delle imputazioni, visto che l'isolamento dell'hotel Rigopiano era già noto alle autorità preposte al soccorso dell'emergenza», scrive in questo caso il giudice Sarandrea, «attribuendosi altresì rilievo alla sottrazione dell'informazione sull'oggetto del depistaggio che avrebbe tolto al procedimento madre un importante elemento di prova ritenuto rilevante per la difesa».
In sintesi, secondo i due, il depistaggio avrebbe inciso negativamente sul diritto alla difesa. Una circostanza che però non è stata condivisa dal gup.
I PARENTI DELLE VITTIME. Sull’esclusione di tutti le altre parti civili ad eccezione dell'avvocatura, concorda anche Gianluca Tanda, presidente del Comitato delle vittime. «Sapevamo in partenza che le nostre richieste non sarebbero state accolte dal giudice e in un certo senso possiamo dire di averci provato, ma la cosa fondamentale è che ci sia lo Stato buono a contrastare quello cattivo».
Quanto alla riunione di questo procedimento sul depistaggio, con quello madre sul disastro ed i 29 morti, bisognerà attendere il 31 gennaio.
IL 31 GENNAIO 2020. Il giudice scioglierà la sua riserva soltanto quando saranno definite tutte le posizioni relative alle costituzioni delle parti civili e alle chiamate dei responsabili civili. E ieri, nella seconda parte dell'udienza preliminare, quella appunto relativa al così detto processo madre che conta 25 imputati, il giudice ha autorizzato tutte le parti civili che si erano costituite nella scorsa udienza a citare i responsabili civili che ha individuato soltanto nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel ministero dell'Interno, nella Regione Abruzzo e nel Comune di Farindola.
Escono di scena il ministero dell'Economia e Finanze, la Prefettura e la società Gran Sasso Resort che gestiva la struttura alberghiera. Tutto rinviato dunque a fine gennaio del 2020.
SCONTI DI PENA. Per quella data il giudice scioglierà la riserva sull’eventuale riunione dei procedimenti, aprendo la strada ad eventuali richieste di riti alternativi, cioè sconti di pena, che sembra potrebbero arrivare in numero piuttosto consistente.

