Il ministro onora i martiri e l’Anpi canta “Bella ciao”

26 Aprile 2023

Roccella a Colle Pineta, appello ai ragazzi: «Conquistate la libertà ogni giorno»

PESCARA. Il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella di Fratelli d’Italia, depone un mazzo di rose bianche e rosse sul cippo che ricorda la strage di Colle Pineta, 9 giovani partigiani fucilati dai nazisti e dai fascisti l’11 febbraio del 1944, e i militanti dell’Anpi cantano “Bella ciao”: «È un canto di tutti», dice il presidente Anpi Nicola Palombaro. Poi, il ministro che si appella ai ragazzi: «Conquistate la libertà ogni giorno, viviamo in una democrazia ma dobbiamo essere consapevoli di quanto sia una fortuna da difendere». Sono i due momenti che raccontano la festa della Liberazione ieri a Pescara.
«FESTA DI TUTTI» Il ministro, mandato a Pescara da Giorgia Meloni per arginare le polemiche dei giorni scorsi, dice che «sulla parola antifascismo non ci sono più discussioni» e poi: «Oggi che gli anni bui sono lontani e consegnati alla condanna della storia, il 25 Aprile deve essere davvero la festa di tutti gli italiani, uniti nell’amore e nella difesa della libertà. Una festa che serva a rafforzare il sentimento di unità nazionale, ancora forse troppo fragile ed esposto al rischio di polemiche inutili e divisioni».
«NO AI TOTALITARISMI» Prima la partecipazione alla commemorazione organizzata dall’Anpi e dalla Cgil a Colle Pineta e poi al fianco delle istituzioni in piazza Garibaldi, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il sindaco Carlo Masci, politici e forze dell’ordine. «Sono sinceramente contenta di essere qui, in una città che amo. Ho voluto esserci per tante ragioni», dice Roccella, «perché da troppo tempo questa giornata rischia di essere una giornata delle contrapposizioni oppure una giornata della retorica. Io non vorrei che fosse né l’uno né l’altro. Questo 25 Aprile cade in un anno molto particolare: nel giorno in cui l’Italia celebra la liberazione dal nazifascismo è giusto e fondamentale ricordare le nuove minacce alla libertà dei popoli perché viviamo in un mondo globale e interconnesso ma l’Italia si trova dalla parte giusta della storia, dalla parte di chi difende la democrazia contro i totalitarismi del nostro tempo perché la libertà è un patrimonio prezioso». Roccella ricorda le donne: «Come ministro delle Pari opportunità, voglio ricordare qui le donne afghane alle quali è vietata la vita pubblica, sostanzialmente a loro è vietato di esistere. Voglio ricordare le donne iraniane, coraggiosissime, che mettendo a rischio la propria vita e il proprio corpo combattono per difendere il diritto a quel corpo libero e alla loro identità libera contro l'oscurantismo e la repressione del regime. Ma in questo 25 aprile dobbiamo soprattutto ricordare chi la resistenza la sta facendo pagando prezzi terribili in termini di vite umane, di violenze, di sacrifici, parlo ovviamente della guerra in Ucraina. Se il popolo ucraino che combatte da oltre un anno non avesse resistito strenuamente, oggi vivremmo uno scenario completamente diverso e dovremmo fare i conti con una sconfitta politica per le democrazie e per la libertà. L’Italia lo sa: lo sa perché la libertà l’ha riconquistata nel 1945 dopo averla perduta e l’ha difesa, poi, quando il mondo si è diviso in due blocchi e non lontano da noi c’erano i carri armati».
DONNE D’ABRUZZO Il ministro cita poi le donne d’Abruzzo «che hanno lasciato traccia e che dobbiamo ricordare. Come Maria Luisa Di Sipio che grazie alla conoscenza dell’inglese, all’epoca rara, ebbe un fondamentale ruolo nella costituzione della Wig force, l’unità composta dai volontari della gloriosa Brigata Maiella e dalle forze militari inglesi. E poi Elena De Vincentiis, Carmela Monacelli, Ada Di Giacomo, fucilata dai tedeschi a Francavilla, e tante altre. Furono 136 le donne abruzzesi partigiane e patriote che, con diversi ruoli, anche di combattenti, hanno lottato per la libertà del nostro paese. E anche grazie al loro coraggio e al loro contributo che, dopo la liberazione, ci fu un salto nel riconoscimento della partecipazione alla vita civile politica del nostro paese. E non è un caso che, finalmente, troppo tardi, arrivarono i diritti elettorali e che ci furono donne nella Costituente e poi in Parlamento. Anche se la lunga marcia per la parità non giunse a compimento allora e non è vi giunta nemmeno oggi». E traccia un parallelo tra le donne della Resistenza e le donne al governo: «Questa giornata cade in un anno particolare anche per un altro motivo: da quando le donne hanno potuto votare, una donna è a capo del governo italiano, la presidenza di Giorgia Meloni segna una nuova tappa importante e mi piace riconnettere la trama e i passaggi di una storia al femminile, dalle donne della liberazione alle donne alla guida della nazione».
AL CUORE DEI RAGAZZI Il ministro guarda ai ragazzi: «Tra il ’43 e il ’45 in Italia si sovrapposero una guerra patriottica e una dolorosa guerra civile e, citando il libro di un grande giornalista, Giampaolo Pansa, vorrei dire in particolare agli studenti e ai giovani che non bisogna mai dimenticare il sangue dei vinti e che una democrazia, per essere forte, deve avere un rapporto consapevole con il proprio passato e non temere la verità storica con tutte le sue contraddizioni».