Il Pd in difesa del punto nascita «Pronti a riconsegnare la tessera»

23 Dicembre 2014

La sezione di Farindola che conta quasi 50 iscritti minaccia una dura presa di posizione contro i vertici provinciali e regionali: subito un confronto con la Regione per evitare la soppressione di Penne

FARINDOLA. Il Pd di Farindola si mobilita per difendere il punto nascita dell’ospedale di Penne dalla chiusura e minaccia di riconsegnare le tessere nelle mani del segretario provinciale Francesca Ciafardini.

Le notizie che continuano a rincorrersi in questi giorni sulle sorti dei reparti materno-infantili della regione al di sotto dei 500 parti annui, tra i quali quello pennese, continua a tenere banco nell’area vestina, sollevando un coro di polemiche.

Questa volta è l’intera sezione del Partito democratico farindolese, che conta circa 50 iscritti, a prendere una posizione dura nei confronti dei vertici provinciali e regionali del partito, annunciando di voler riconsegnare le tessere se il problema della possibile soppressione del punto nascita non verrà al più presto messo al centro del dibattito politico.

A questo proposito, il Pd di Farindola, insieme all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Ilario Lacchetta, ha chiesto alla segretaria provinciale Ciafardini di convocare un tavolo di confronto con il presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso e l'assessore regionale Silvio Paolucci per ridiscutere la questione.

«L'area vestina», dice Antonello De Vico, medico, ex sindaco farindolese e autorevole esponente del Pd vestino, «presenta una marginalità geografica non servita da un’adeguata viabilità e la stessa strada "Mare-monti", nel tratto ipotizzato (contrada Campetto-Fonte Nuova) non porterà alcun beneficio. Pertanto, la sanità non può e non deve essere smantellata, bensì implementata a cominciare dal punto nascita che va mantenuto e messo in sicurezza per evitare anche un sovraccarico di utenza nell'ospedale pescarese».

«Il punto nascita e l'ospedale in toto», sottolinea il sindaco Lacchetta, «vanno riqualificati per dare pari diritto ai cittadini delle aree interne e al contempo evitare che ci siano pericoli per madri e neonati. Confido nella sensibilità del presidente della Regione e dell'assessore Paolucci affinché si possa porre rimedio al decreto Fazio, andando in deroga alle attuali disposizioni nazionali».

La mobilitazione del Pd farindolese e di altri sindaci ha subito prodotto una risposta da parte della segreteria provinciale pescarese. «Da tempo seguo le vicende legate al punto nascita di Penne e comprendo l'amarezza degli amministratori, ultimi quelli di Farindola, e degli abitanti dell'area vestina per la sua chiusura, dettata da freddi parametri numerici imposti dal governo nazionale», ha replicato la segretaria Ciafardini.

«Credo che il Pd che governa il territorio, però, debba porsi il problema della difficoltà viaria che quel territorio sconta e debba valutare se davvero oggi esiste in quell'area un sistema di emergenza-urgenza efficiente, tanto da non mettere in pericolo la salute di donne e nascituri. Sappiamo certo che se si lasciasse aperto il punto nascita probabilmente interverrebbe il governo, ma mi farò promotrice di un incontro per chiedere alla Regione più tempo per il punto nascita di Penne e impegni precisi per garantire la sicurezza delle famiglie dell'area vestina. Chiedo, inoltre, agli amici di Farindola e degli altri comuni interni di continuare ad aiutare il Pd a essere un partito responsabile e promotore di soluzioni collettive».

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