Il piano del 2009 aveva lanciato l’allarme: troppo frastuono anche vicino alle scuole

4 Luglio 2017

Risale al 2009 il Piano di classificazione acustica di Pescara e il documento, redatto dagli ingegneri Franco Rocchi di Pisa e Matteo Bertoneri di Massa Carrara, racconta di una città cresciuta nell’a...

Risale al 2009 il Piano di classificazione acustica di Pescara e il documento, redatto dagli ingegneri Franco Rocchi di Pisa e Matteo Bertoneri di Massa Carrara, racconta di una città cresciuta nell’anarchia in cui le sorgenti dei rumori investono anche le scuole e altri luoghi considerati di rispetto (nella foto il mezzo dell’Arta per i controlli acustici). Uno studio che aveva lanciato già i primi allarmi: troppo traffico e insediamenti industriali a ridosso di abitazioni e luoghi sensibili sono i punti critici di Pescara. In termini generali, il Piano di classificazione acustica è «lo strumento attraverso cui l’amministrazione comunale disciplina i livelli massimi di rumore ammessi all’interno del territorio, in funzione della pianificazione della attività produttive in essere e previste, della distribuzione degli insediamenti residenziali e, in breve, di tutte le specificità socioeconomiche del territorio». Nella relazione dei due ingegneri si dice che le criticità di Pescara sono: «Un centro urbano, che nella sua significativa crescita, si è andato connotando come polo accentratore di tutti i servizi primari e richiamando di fatto intensi flussi veicolari da tutta l’area territoriale circostante; la presenza di insediamenti a diversa destinazione d’uso caratterizzati da diversa esigenze verso il rumore, che pur richiedendo una diversa qualità acustica dell’ambiente che sono in realtà posti in stretta contiguità; un’agglomerazione che a partire da un forte nucleo centrale, si è espansa e consolidata lungo le principali direttrici infrastrutturali». Per le scuole a rischio di inquinamento acustico, gli esperti avevano richiesto al Comune «specifici piani di risanamento, che tuttavia vista la complessità del fenomeno non potranno limitarsi alle sole aree limitrofe le strutture didattiche, ma dovranno affrontare l’intero centro cittadino».