Il piano faunistico non piace al Wwf

Gli ambientalisti alla Regione Abruzzo: troppo sbilanciato sulle specie venatorie
L’AQUILA. Nel consiglio di martedì la Regione ha approvato il piano faunistico, 15 anni dopo la scadenza del precedente. Un passaggio ritenuto importante dalle associazioni ambientaliste e per il quale hanno dato atto a questa giunta, senza però lesinare osservazioni e critiche. Tra queste troviamo quelle mosse dal Wwf, che chiedeva di rivedere l’impostazione generale del documento, «troppo sbilanciato sulle specie di interesse venatorio a discapito di quelle tutelate da normative nazionali e comunitarie».
In una nota diffusa a seguito del via libera definitivo al piano, si fa presente come «all'interno mancano analisi e pianificazione rispetto a molte presenze faunistiche di interesse protezionistico, in contrasto con quanto prevedono la legge quadro nazionale e quella regionale». Secondo il Wwf Abruzzo si è trattato di fatto di «un'occasione persa per realizzare un documento completo sulla tutela della fauna della nostra Regione e per definire specifici indirizzi di gestione finalizzati alla conservazione delle specie e non solo alla pianificazione venatoria».
Nonostante le critiche, gli ambientalisti trovano degli spunti positivi su cui costruire un nuovo percorso: «Ora esiste un documento da cui partire e su cui lavorare, attraverso ricerche e studi finalizzati alla conservazione e incremento del patrimonio faunistico regionale».
L’invito che il Wwf rivolge alla Regione è sempre lo stesso: reimpostare l’approccio fino a oggi seguito che vede la fauna come “selvaggina” a disposizione dei cacciatori, avviando un nuovo modello di gestione in cui la tutela del patrimonio faunistico sia al centro dell’azione di governo regionale e la caccia sia solo una attività consentita nei limiti fissati dalla legge e dal reale stato di conservazione delle specie.
Ed è proprio a tal proposito che si registra un passaggio molto apprezzato dagli ambientalisti: ogni cittadino può chiedere di vietare la caccia sul proprio terreno. Di fatto si tratta di una normativa nazionale circa la protezione della fauna selvatica, che consente al proprietario o al conduttore di un fondo di chiedere l’esclusione dei propri terreni dalla cosiddetta gestione programmata della caccia.
Per farlo, ciascun soggetto interessato deve presentare apposita richiesta al presidente della Regione, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio. La domanda poi dovrà essere esaminata per valutarne l'ammissibilità.
«Attendiamo quindi l’imminente pubblicazione del piano faunistico sul Bura, per far partire i 30 giorni entro i quali fare la richiesta di esclusione dei terreni», concludono gli ambientalisti. «La Regione Abruzzo non ha al momento provveduto, come sarebbe stato suo dovere, nell’interesse dei cittadini, a fare in modo che i proprietari e conduttori fossero adeguatamente informati della possibilità di esercitare tale diritto». Per questo il Wwf, in attesa di un segnale della Regione, suggerisce di rivolgere all'Ente una mail o una pec per comunicare «la volontà di sottrarre i propri terreni dalle zone di caccia». (a.d.s)

