Il pm: «Aliona, delitto pianificato: l’assassino deve essere processato»

Fissata l’udienza preliminare per l’albanese che ha ucciso a coltellate la giovane moldava di 33 anni C’è anche l’aggravante dei futili motivi: l’accusa è da ergastolo, ma la difesa punta allo sconto di pena
FRANCAVILLA . Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il sostituto procuratore Lucia Anna Campo chiede il processo per Roland Bushi, l’assassino di Aliona Oleinic, confermando un’accusa da ergastolo. Le contestazioni restano quelle iniziali anche dopo l’interrogatorio dell’albanese di 28 anni che, lo scorso 3 settembre, a Francavilla al Mare, ha accoltellato undici volte la ragazza moldava di 33 anni, morta al policlinico Gemelli di Roma a distanza di 45 giorni.
L’udienza preliminare è in programma il 15 luglio davanti al giudice Andrea Di Berardino: l’imputato, rinchiuso nel carcere di Viterbo, potrà collegarsi in videoconferenza.
L’avvocato Antonello D’Aloisio chiederà per il suo cliente l’ammissione al rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede la riduzione di un terzo della pena. Potranno costituirsi parte civile la madre della vittima, Natalia Proca, e la sorella Galina.
LE ACCUSE La premeditazione, secondo il pubblico ministero, è dimostrata dalla decisione di Bushi di uscire dalla sua abitazione e di raggiungere casa di Aliona portandosi dietro l’arma del delitto, un coltello da cucina con una lama lunga 19 centimetri. L’altra aggravante è «di aver agito per motivi abietti e futili dettati dalla gelosia». L’imputato deve rispondere anche di violazione di domicilio, perché si è introdotto in casa della vittima «contro la volontà della stessa scavalcando il cancello», e di porto ingiustificato di coltello.
L’INTERROGATORIO «Ho scoperto che stava frequentando un altro uomo e ho perso la testa», ha raccontato Bushi nell’interrogatorio del 10 giugno davanti al pm. «Sono pentito di quello che ho fatto: vorrei stare io sotto terra al suo posto, perché lei meritava di vivere». L’albanese, però, ha respinto la tesi della premeditazione: «Io amavo Aliona. Avevamo iniziato una storia: conoscevo anche sua madre, sua sorella e i nipoti. In precedenza, era proprio lei che mi cercava. Ogni tanto avevamo delle discussioni. Poi ho capito che si stava vedendo anche con un altro uomo e allora ho chiesto chiarezza perché volevo una relazione con lei».
LA LITE Dalle indagini condotte dai carabinieri di Francavilla è emerso che, il giorno prima delle coltellate, Roland era andando a casa di Aliona per chiarire; mentre stavano parlando davanti all’abitazione, è arrivato un uomo in macchina che ha fatto cenno alla donna di raggiungerlo. A quel punto, l’albanese è andato su tutte le furie e ha preso a pugni lo sconosciuto. A raccontare l’episodio davanti agli investigatori è stata la stessa persona aggredita, di professione muratore, che però non ha sporto denuncia.
L’AGGRESSIONE «La notte prima dell’aggressione ad Aliona ho dormito pochissimo, un’ora al massimo», ha raccontato Bushi. «Al mattino ero ancora ubriaco e sotto l’effetto della droga (non ha specificato quale, ndr). Ero uscito per andare al lavoro, ma in quelle condizioni non potevo farcela. Allora sono andato da lei per avere un chiarimento perché non mi rispondeva. Quando l’ho vista uscire, ho chiesto di parlarle, ma Aliona si è rifiutata, dicendomi di andare via. A quel punto sono entrato nella recinzione e le ho preso un braccio, chiedendole di entrare in casa. Poi sono arrivate la mamma e la sorella, che conoscevo bene: una mi tirava e l’altra mi spingeva. Io non ho capito più nulla: ho perso il senno, ricordo di averla colpita una volta ma non so dire poi quante altre volte ancora. Sono sicuro però che, a un certo punto, Aliona mi ha detto una frase del tipo: “Ma tu così mi volevi, morta mi volevi?”. A quel punto, mi sono fermato e ho capito ciò che era accaduto. Quelle parole mi hanno come risvegliato».

