il precedente della spranga

PESCARA. L’ultimo episodio di violenza tra giovani e giovanissimi raccontato dalle cronache risale solo allo scorso 25 ottobre. Un regolamento di conti tra bande di 14-17 anni, in un’escalation di...
PESCARA. L’ultimo episodio di violenza tra giovani e giovanissimi raccontato dalle cronache risale solo allo scorso 25 ottobre. Un regolamento di conti tra bande di 14-17 anni, in un’escalation di violenza frenata, anche in quel caso, dagli uomini della squadra Mobile che hanno arrestato i due 17enni pescaresi L.D.R. e S.T., finiti in un istituto penale minorile con l’accusa di tentato omicidio, aggravato da futili motivi, e porto non giustificato di oggetto atto ad offendere.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la rivalità tra i due gruppi era nata durante l’estate in uno stabilimento balneare. Due gruppi di ragazzini, uno del centro e l’altro di Porta Nuova, avevano discusso per una sciocchezza. Ma la questione non si era chiusa. Qualche giorno dopo un 16enne, della comitiva del centro, chiede un incontro a un 17enne dell’altro gruppo. Si vedono l’8 luglio davanti a un bar, zona Stadio. Ma appena arriva, il 16enne viene aggredito alle spalle. Finisce a terra e lo continuano a colpire con calci e pugni e poi con una spranga di ferro sulla testa. Sono le urla di una donna a mettere in fuga la banda, mentre il sedicenne viene soccorso dal 118. Una volta in ospedale racconta dell’aggressione e dà il via alle indagini della squadra mobile. Le testimonianze raccolte, tra cui quelle del ferito, e di un amico che lo ha accompagnato in motorino, consentono di risalire ai due 17enni responsabili del «brutale pestaggio», come lo definisce il giudice per le indagini preliminari Cecilia Angrisano, che ha disposto l’arresto su richiesta del pubblico ministero Roberto Polella. Uno dei due, L.D.R., accenna un pentimento: telefona alla vittima, supplica di non sporgere denuncia, dice di voler parlare con i genitori. E, in questo modo, ammette le proprie responsabilità.
Ma l’astio tra i due gruppi non si ferma perché il 17 settembre il 16enne cercato di farsi giustizia da solo, aggredisce uno dei due. Fino a quando intervengono i poliziotti.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la rivalità tra i due gruppi era nata durante l’estate in uno stabilimento balneare. Due gruppi di ragazzini, uno del centro e l’altro di Porta Nuova, avevano discusso per una sciocchezza. Ma la questione non si era chiusa. Qualche giorno dopo un 16enne, della comitiva del centro, chiede un incontro a un 17enne dell’altro gruppo. Si vedono l’8 luglio davanti a un bar, zona Stadio. Ma appena arriva, il 16enne viene aggredito alle spalle. Finisce a terra e lo continuano a colpire con calci e pugni e poi con una spranga di ferro sulla testa. Sono le urla di una donna a mettere in fuga la banda, mentre il sedicenne viene soccorso dal 118. Una volta in ospedale racconta dell’aggressione e dà il via alle indagini della squadra mobile. Le testimonianze raccolte, tra cui quelle del ferito, e di un amico che lo ha accompagnato in motorino, consentono di risalire ai due 17enni responsabili del «brutale pestaggio», come lo definisce il giudice per le indagini preliminari Cecilia Angrisano, che ha disposto l’arresto su richiesta del pubblico ministero Roberto Polella. Uno dei due, L.D.R., accenna un pentimento: telefona alla vittima, supplica di non sporgere denuncia, dice di voler parlare con i genitori. E, in questo modo, ammette le proprie responsabilità.
Ma l’astio tra i due gruppi non si ferma perché il 17 settembre il 16enne cercato di farsi giustizia da solo, aggredisce uno dei due. Fino a quando intervengono i poliziotti.

