Il premio nel nome di Borsellino «La legalità va praticata da tutti»

23 Ottobre 2022

Il prefetto Savina annuncia i designati della 30esima edizione e invita ciascuno a fare la propria parte Il riconoscimento va anche a Aquilio e D’Alfonso, in rappresentanza di Carabinieri e Guardia di finanza

PESCARA. Parlare di legalità, facendo conoscere ai giovani quegli uomini e quelle donne che sono un simbolo, da questo punto di vista. E far passare il concetto che la legalità va praticata tutti i giorni, ciascuno nel proprio ambito. Sono le basi su cui si muove anche quest’anno il Premio nazionale Paolo Borsellino, alla trentesima edizione. Ad annunciare chi riceverà il riconoscimento il 28 ottobre è il prefetto Luigi Savina che presiede il Premio. E si rifà alle parole di Paolo Borsellino, trent’anni dopo gli attentati in cui morirono lui, Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e le rispettive scorte. «La lotta alla mafia», questo il pensiero di Borsellino, «dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità». Anche quest’anno, dice dunque Savina, «si rinnova il fresco profumo della libertà, si portano gli studenti a contatto di persone o personalità che conoscono sui libri o attraverso la stampa». Ma c’è altro. «Ognuno può fare qualcosa nel quotidiano», dice Savina. Come? «Semplicemente rispettando le regole», stando attenti a «come ci si interfaccia con gli altri, come ci si comporta in auto» e preoccupandosi di «pagare le tasse». Vivere nella legalità «è il rifiuto assoluto di violare la legge perché se si inizia con delle fesserie, si partecipa a sgretolare un muro».
«La legalità non è un giorno ma tutti i giorni», gli fa eco il sindaco Carlo Masci, «e dobbiamo preservarla sempre, insieme alla democrazia». E in questa occasione «i valori della legalità vengono tenuti alti nel ricordo di Falcone e Borsellino», dicono il prefetto Giancarlo Di Vincenzo e il questore Luigi Liguori alla presenza dei comandanti provinciali dei carabinieri Riccardo Barbera e della Guardia di finanza, Antonio Caputo.
Sono nove i prescelti, destinatari del premio alla legalità ma il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, essendo uno dei garanti del Premio, «ha preferito non riceverlo». Gli altri sono Salvatore De Luca, procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Leonardo De Castris, procuratore Lecce, Valentina D’Agostino, procuratore aggiunto della Repubblica di Ancona, David Mancini, procuratore presso il Tribunale dei minorenni dell’Aquila, i questori Bruno Megale, di Reggio Calabria, e Vito Maurizio Calvino, di Catania, il colonnello Marco Aquilio, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma, e Gianluigi D’Alfonso, comandante regionale Abruzzo della Guardia di finanza, che ha prestato servizio in regioni ad alto impatto di criminalità organizzata, Puglia e Campania, e ha partecipato a una serie di operazioni di rilievo come quella denominata Domino, che ha portato all’arresto del boss mafioso “Savinuccio” Parisi. Tra le sue indagini quelle che hanno consentito il ritrovamento di due dipinti di Van Gogh, con la cattura del boss Raffaele Imperiale, e poi c’è l’arresto del latitante Marco Di Lauro.
Il premio per la cultura va a Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Giacomo Di Girolamo, giornalista, e a Luca Maurelli, manager della direzione Musei Vaticani. Per il giornalismo, i premi a Marcelle Padovani e Carmine Perantuono, direttore di Rete 8. Per la sezione Educazione alla legalità per i ragazzi, alla giornalista Angela Iantosca e alla compagnia di teatro civile Il posto delle fragole. (f.bu.)