Il prete coraggio scrive a Meloni: «Basta ghetti a Rancitelli»

22 Ottobre 2026

Nella lettera-denuncia il parroco Don Max segnala il dramma del quartiere.

«Abbiamo bisogno di piazze e punti di aggregazione, non di case popolari»

PESCARA

«Gentilissima Presidente Meloni, noi, del rione di Rancitelli, non vogliamo prestarci alla logica perversa che vuole fare del nostro territorio la discarica sociale della città. Abbiamo bisogno di piazze, di punti di aggregazione, di fontane e di monumenti … il bello». Le demolizioni del Ferro di Cavallo e dei Palazzi Clerico, insieme agli sgomberi delle case popolari occupate dalla criminalità, rimangono i risultati più rivendicati dalla giunta Masci. Ma per don Massimiliano De Luca (noto come don Max), storico parroco della chiesa dei Santi Angeli Custodi, questi interventi non bastano a restituire dignità al rione pescarese. Il sacerdote ha così deciso di giocare l’ultima carta, scrivendo una lettera il 7 ottobre scorso alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel testo, il parroco chiede alla premier di estendere la logica delle normative scolastiche sui tetti agli studenti stranieri – introdotte per evitare le cosiddette “classi ghetto” – anche alla pianificazione urbana del quartiere. La proposta punta a vietare la costruzione «di case popolari concentrate tutte nel medesimo rione», privilegiando «una distribuzione distanziata per evitare che continuino a crearsi dei ghetti».

IL GRIDO DI RANCITELLI

Da anni figura di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata di Rancitelli – un’area considerata dai pescaresi come il fulcro dello spaccio cittadino – il parroco descrive uno scenario drammatico: il mercato della droga non si ferma, il consumo avviene persino davanti alla chiesa (alla luce del giorno) tra decessi legati all’abuso di sostanze e fenomeni di sfruttamento e prostituzione connessi alla ricerca di dosi. In questo contesto di isolamento si inserisce anche la perdita dell’ultimo presidio educativo: la scuola Don Milani in via Sacco. Chiusa dal 2023 per interventi antisismici legati ai fondi Pnrr, la struttura è finita per diventare un bivacco per emarginati e tossicodipendenti. Don Max, che dal 2007 al 2016 è stato anche parroco della chiesa di San Pietro Martire a Fontanelle, ha appreso dal Comune che lo stabile non riaprirà come centro scolastico: la cancellazione dell’ultimo istituto priva il rione «di un punto di riferimento fondamentale», in un’area in cui il flusso di persone è ormai legato «esclusivamente al mercato degli stupefacenti».

LA FUGA DAL RIONE FANTASMA

Oltre al fenomeno della criminalità, che solo da pochi anni è stata catalogata come «organizzata» e «di stampo mafioso», c’è anche quello della povertà. «La nostra Caritas parrocchiale assiste ben 105 famiglie (circa 400 persone), su una popolazione di quasi 4mila residenti», scrive nella lettera. «Negli anni 2000 il territorio parrocchiale di nostra competenza contava 10mila abitanti, ma molti sono andati via oppure sono deceduti, lasciando gli appartamenti vuoti». Il degrado è talmente diffuso che persino le agenzie immobiliari non prendono in carico gli immobili in vendita nel quartiere.

«Ho strillato con tutto me stesso, invitando amministrazione comunale e Regione a parcellizzare su tutto il territorio cittadino le case popolari, con piccoli insediamenti, che si confondano con gli edifici privati attigui». Nonostante la denuncia, nel quartiere sono in costruzione altri 60 appartamenti in via Tronto. «Bastano e avanzano quelli, oltre ai 784 appartamenti dell’Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) già esistenti: 176 in via Lago di Borgiano, dove ben venga un giardino al posto dei tre palazzi da abbattere; 186 in via Lago di Capestrano; 72 in via Nora; 6 in via Lago di Lesina; 35 in via Osento; 20 in via Sangro; 253 in via Tavo; 36 in via Trigno. Inoltre, tante abitazioni private senza inquilini e tanti inquilini senza abitazioni».

LA DENUNCIA FINALE

Intervistato ai microfoni di Radio il Centro Super Hit, il parroco lancia l’appello: «Noi dobbiamo far sparire le periferie perché sono delle realtà che fanno comodo al resto della città: qui ci puoi scaricare tutto quello che non vuoi vedere in centro. Ma fino a quando il figlio dello spacciatore continuerà a confrontarsi con un altro spacciatore, nulla cambierà. Un esempio? Trovatemi una casa popolare in viale Regina Elena o viale Kennedy: è impossibile. Era folle pensare che l’abbattimento dei Palazzi Clerico potesse risolvere tutto. Qui nulla è cambiato».